riti magici

la mia infanzia è stata piena di riti magici.

c’erano quelli per rasserenare gli animi, quelli che quasi tutti i bambini si inventano per dormire tranquilli (“se arrivo a letto con una gamba sola non avrò incubi stanotte”) personali,intimi, inconfessabili e c’erano quelli collettivi, che tutti facevano, ai quali tutti giocavano, ai quali tutti, più o meno seriamente, credevano.

uno di questi mi è tornato alla mente oggi, durante una pausa caffè, nella quale distrattamente mi sono tolta un capello dalla testa e mi sono fermata un secondo a guardarlo e a rigirarlo fra le mani.

e istintivamente ho ripetuto un gesto fatto milioni di volte da bambina, un gioco magico che mi aveva insegnato massimo, il vicino di casa più grande di me di una decina d’anni, per questo mio insegnante assoluto delle leggi del mondo: ho preso il capello fra indice e medio della mano sinistra e con la destra ho passato l’unghia velocemente su tutta la lunghezza, per vederlo arricciolare.

il capello che si arricciolava apparteneva alle serie magiche degli oracoli: permetteva di capire se una persona ci era affezionata o meno, occorreva infatti mormorare la seguente frase: “capel capellino, se XXX mi vuol bene, capellino arricciolati bene!”

e dal grado di arricciolamento del capello si poteva dedurre quello della persona che ci interessava.

non ho mormorato frasi magiche nella pausa caffè, e ho buttato il capello nel prato, ma finendo la tazzina in silenzio mi sono tornati in mente gli altri riti di noi bimbi farnetini.

oltre al capello infatti, altre magie erano a disposizione per capire o gestire le cose.

per esempio c’era l’erba dei desideri, una spiga verde delicatissima che andava spiluccata un pezzettino alla volta, e non si doveva rompere: se arrivavi in fondo alla spiga e rimaneva l’ultimo pezzettino, con l’ultimo gesto potevi esprimere un desiderio sicuro che si sarebbe avverato.

da che mi ricordi non mi è mai riuscito.

c’era una magia per bere l’acqua di cui non si sapeva bene se era buona o meno: si doveva dire “acqua coRente, la beve il serpente, la beve dio, la bevo anch’io!”

c’era una magia per cambiare sesso: bastava passare sotto all’arcobaleno.

c’erano tutte le magie legate alla religione: occorreva farsi il segno della croce ogni volta che si passava davanti alla chiesa, o al camposanto, non si poteva masticare l’ostia e non ci si allontanava dall’altare dando le spalle.

infine c’erano, a farneta, dei potentissimi indicatori meteorologici: i frati della certosa.

quando vedevi i frati in giro, bianchi, a due a due, per le strade polverose del paese, potevi trionfalmente sentenziare, sicuro di incarnare la saggezza popolare:

“domani pioverà!”

 

 

 

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3 risposte a riti magici

  1. pensierini ha detto:

    Di superstizioni non ne ricordo, salvo che agli esami di Università e ai concorsi mi vestivo sempre allo stesso modo. :-)

  2. cugifà ha detto:

    Quella deli frati non è una magia, maremma impestata ladra, ci beccano sempre, se li trovi per la via è sicuro che il giorno dopo piove!!!
    Secondo me guardano le previsioni del tempo e decidono di uscire per una passeggiata in quel momento perchè hanno visto che il giorno dopo pioverà!
    PS
    Lunedì li ho incontrati sulla via di casa, infatti martedì, ieri e oggi ….

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