mercatini

il mercatino di lucca non è il flohmarkt di dresda. ma occorre sapersi accontentare.

il flohmarkt è lungo il fiume, si gira fra le scatole della vita degli altri e se ne sceglie un ricordo, cercando di capire la storia che racconta, non riuscendoci e allora inventandosene una a bella posta, solo per poter tornare a casa con una storia in tasca, che sia una biglia di terracotta di un bambino di nome hans che fa merenda con pane e burro o un barattolo con scritto “Nelken” (chiodi di garofano) di frau therese, nata a chemnitz, operaia a lipsia e pensionata dalle poche risorse in una germania trasformata dalla westpolitik.

al flohmarkt se viene fame si può prendere un untissimo wurst, da un baracchino in mezzo al vento e “pommes” le patatine fritte che hanno rubato il nome dai francesi, testimoniando il fatto che l’amore odio francotedesco si ritrova anche nelle cose più semplici.

dal flohmarkt si viene via quando il vento diventa insopportabile e il freddo stacca il naso e le orecchie.

allora si corre alla fermata, si aspetta il tram giallo e sottile e si torna a casa, per scartare le cianfrusaglie comprate per due o tre euro, incartate nella Sächsische Zeitung.

a lucca il mercatino è nel centro storico, come una vecchia signora che si pittura per l’occasione tirando fuori dall’armadio vecchie pellicce in carbolina spelacchiate come peluche rosicchiati dalle tarme, profuma di cipria rosata e rughe coperte malamente da strati di malta beige.

tavolini ottocento, pipe di schiuma, amorini, lampadari smontati, piatti di una gloria che fu, pizzi, merletti e spille dorate.

anche a lucca ci sono storie da raccontare.

gli occhiali da lettura del vecchio nobile decaduto, morto cinquanta anni fa in una casa polverosa frequentata da assidue signore di servizio e lontani parenti in cerca di eredità.

la borsetta da teatro, compresa di ventaglio, della signora del palazzo rimasto invenduto da un secolo, come lei, in attesa di marito per tutta una vita.

il pitale della giorgia, contadina dalle cosce robuste e il seno florido, che non te la mandava a dire, se ti incontrava mentre baloccando per strada ritardavi il suo arrivo in piazza del mercato.

i tavolini signorili del notaio, amico dell’avvocato, parente del primario, sposato con la figlia del senatore.

il bastone da passeggio appoggiato accanto a un ombrellino da signora, chissà se si erano mai conosciuti prima.

e così si cammina fra le storie, vere o verosimili, cittadine e un po’ appassite, come un vaso di fiori di plastica impolverato chiuso a chiave nel salotto buono.

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3 risposte a mercatini

  1. pensierini ha detto:

    Avete comprato qualcosa? ;-)

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