un piccolo passo per lucettina, un grande passo per la vecchitudine

l’incedere di lucettina verso la meta del diventare una degna vecchia dagli stinchi secchi ha raggiunto nei giorni scorsi una tappa importantissima: il carrellino della spesa.

verde, con scritto sopra “coppe”.

sarà perfetto con le ciabatte e i gambaletti.

ecco la storia.

HDC piantato in casa con l’influenza, lucettina, avendo avuto un’infanzia “igienicamente imperfetta” (per chi indovina la quasi citazione, in regalo una canzone di de gregori presa da youtube) non si è ammalata neanche un giornino, se si esclude un herpes labiale grande come la sicilia che le dona un certo aspetto tumefatto alla francesca dellera.

così ha risposto con entusiasmo alla proposta del mammuth “vado alla coppe, hai bisogno di un passaggio?”

“Diamine!!!”

dovete sapere però che la casa dell’arancio dove vive lucettina è isola pedonale, dove non si può arrivare in macchina, o meglio, certe macchine ci arrivano, non si sa se in spregio ai vigili o perché dotate di chissà quale permesso da setta segreta dei tagliapietre, ma quella di lucettina o, peggio, del mammuth non ci arriva. arriva al massimo in corso garibaldi.

così si sono date appuntamento lì e lucettina ha deciso di sfoggiare il suo bel carrellino verde con scritto coppe, in modo da portare agevolmente la spesa al ritorno.

alla coppe ha fatto una spesa anarcodadaista.

formaggio di capra, tulipani, un pomelo, un mango, del pollo, yogurt di sterzig-vipiteno rigorosamente bilingue, delle stelle filanti che fanno sempre comodo, il caffè, la rivista di cucina della coppe, verdure in ordine sparso e non ha comprato delle scarpe da corsa, solo perché c’era scritto appunto “da corsa” e le hanno messo soggezione.

infilato tutto nel carrello, con i tulipani in cima, lucettina è stata riconsegnata in corso garibaldi dalla mamma camicia rossa.

e ballonzonballonzoni, lucettina e il carrettino con le ruote, dai tulipani in cima, hanno percorso la città.

sono finiti in piazza san martino, con i turisti che fotografavano un duomo in bianco e nero, a causa del sempiterno cielo grigio, poi hanno fatto mezzo giro del tondo di marmo di piazza antelminelli, dove da bambina giocava a fare l’equilibrista e da grande ha imparato ad andare con gli attacchi ai pedali della mountain bike (e a battere i denti sugli scalini di marmo del duomo), via delle trombe, stretta e dai gatti improvvisi, piazza bernardini, dalle pozzanghere infide, poi piazza del suffragio, con boccherini che sbirciava da lontano e rideva, non sapendo cosa fosse il carrello della coppe ma interessato ai tulipani (boccherini era un animo sensibile), infine, quasi sotto casa, lucettina ha potuto mostrare le stellette da vecchia  alla generalessa suprema degli stinchi secchi, dall’impermeabile beige e i capelli sparati: la signora che porta da mangiare ai gatti.

le ha sorriso fiera, aspettando un cenno di consenso, da neofita che tenta di entrare in un club esclusivo.

la signora lo ha ricambiato, ammirando il carrettino.

lucettina si è sentita parte di una comunità.

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3 risposte a un piccolo passo per lucettina, un grande passo per la vecchitudine

  1. pensierini ha detto:

    Ma va’ là che sei ancora gggiovane! ;-)

  2. AD Blues ha detto:

    Secondo me quello della vecchia era un sorriso di compassione.
    Sotto i capelli sparati e dietro il rossetto sui denti (e da sopra gli stinchisecchi) ha pensato:
    “dè bimba, tu n’hai daffare di strada!” :D

    —Alex

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