sta su lorenzo che c’è gli gnocchi

non è dato di sapere la genesi di questa frase, fa parte di quel “lessico famigliare” che mescola frasi perse nel tempo, vecchie espressioni lette in qualche rivista del secolo scorso (è proprio il caso di dirlo) trasmissioni radiofoniche, storie e racconti di operai, muratori o contadini, come erano i miei avi dai secoli dei secoli.

fatto sta che in caso di grande abbondanza di buon cibo, nelle grandi occasioni per le quali un pranzo di famiglia riuniva sotto la tavola un bel numero di gambe, mia madre e mia nonna si ritrovavano in cucina per fare il punto della situazione e guardando soddisfatte tutte le cose pronte e presenti in abbondanza commentavano “sta su, lorenzo, che c’è gli gnocchi!”

la fase valeva naturalmente in caso di gnocchi al sugo (avrei imparato molto tardi che si diceva “ragù”, per me il sugo era solo ed esclusivamente quello), ma anche in caso di altre cose, qualsiasi cosa bastasse a sfamare un reggimento.

gli gnocchi di mia nonna erano pura leggenda.

di patate, passati sul retro della grattugia del cacio per fare da un lato il buco e dall’altro il disegno, appena galleggiavano si potevano levare dall’acqua con una schiumarola e si condivano appunto col sugo, tanto, e parmigiano, a piovere.

e poi si mettevano nei piatti della domenica, quelli col bordino dorato, alla tavola di sala, apparecchiata per tutti, che quando eravamo tutti corrispondeva al numero di 18, nove grandi e nove bambini, degna parità.

e poi si cominciava a mangiare e parlare, e parlare e mangiare, fino a che non eravamo sazi di cibo e di parole, e allora occorreva bere il caffé, solo i grandi però.

e poi, col tepore primaverile delle quattro del pomeriggio che scaldava i sedili della macchina, si tornava a casa, con noi dietro che ci si addormentava al passaggio a livello del viale castracani e i grandi davanti che ascoltavano tutto il calcio minuto per minuto, scusa ameri e linea al marassi.

in un tegame smaltato di blu e bianco, gli gnocchi avanzati del pranzo, da scaldare per cena o per il giorno dopo.

che venivano inesorabilmente finiti di nascosto entro le sei e mezzo della domenica sera.

 

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2 risposte a sta su lorenzo che c’è gli gnocchi

  1. pensierini ha detto:

    Finiti dai bimbi di casa? :-)

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