lui, lei, un baraccio

(alla fine non ho resistito, eccovi un altro po’ di impressioni mmeregane)

New jersey,

Baraccio.

Precisiamo meglio: baraccio, sulla superstrada, di fronte a un mcdonalds, fuori nevica e dentro ci sono trenta televisori che mandano tutti la partita di basket fra non so chi e non so chi altro.

Ultima sera.

Il collega guarda il telefono, io guardo la gente.

Mi piace troppo la gente, anche se ha ragione karamazov: mi piace la gente da lontano.

Ma la coppia che entra nel mio campo visivo è alla distanza perfetta.

Guardare senza essere vista. Dice che si dica “spiare” quando è così, io preferisco pensare di stare “osservando”, in fin dei conti ho rinunciato da giovane a una vita nella foresta a osservare gli orango, osservo gli uomini, non è molto diverso.

Mi colpiscono perché in un posto così fuori dal mondo come quello commentano il menu in italiano, “ah, con questo ci sono le patate…!!”  “oh, io prenderei una birra”… sono forse madre e figlio, lei sulla settantina, lui sulla cinquantina.

Quando arriva il cameriere parlano un americano perfetto, chiedono una corona da bere, e delle patatine col pollo.

Chissà chi sono, come mai sono finiti nel baraccio che fa vedere la partita sulla superstrada, a cena…

Forse abitano nella zona, ma nella zona ci sono solo camion, lampioni e un hotel, il nostro.

Forse si sono fermati in zona per dormire, perché gli americani, mi raccontano, viaggiano costantemente in macchina, da un punto all’altro del paese, guidano per ore ed ore e a un certo punto si fermano, dormono e ripartono.

Allora sono diretti, penso io, a un villaggio di quelli che ho visto andando a long island, di quelli con le case piccole e tinte di bianco, di celeste e di grigio, con la bandiera in giardino e la macchina parcheggiata davanti al garage. lì c’è il padre di lui ad aspettarlo,  che invece è americano, (chi sono gli americani, in realtà?) e non è andato a trovare la zia Carla in  new jersey con la moglie e il figlio, perché voleva il suo golf, il suo drink, la sua partita nella sua poltrona col sandwich di tacchino comprato chissà dove.

Oppure lui lavora qui, all’università e sua madre è venuta  trovarlo. Ma no, lei parla troppo bene. Forse è lei che lavorava all’università e ha fatto nascere suo figlio in america, col quale parla ancora italiano dopo cinquant’anni.

non riesco a capirlo, mangio la mia bistecca, scambio due chiacchiere col collega e penso a quante persone finiscano in america.

e pur l’america ancora mi sembra un enorme posto vuoto, pieno di gente.

 

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2 risposte a lui, lei, un baraccio

  1. AD Blues ha detto:

    :D
    Lo so, impossibile resistere

    —Alex

  2. pensierini ha detto:

    Perché non hai attaccato bottone? I due sarebbero stati contenti di parlarti in italiano. :-)

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