la spada e la penna

mi vengono alle dita espressioni sciocche, come “strage insensata”, che cancello perché non esistono stragi sensate, o “profonda tristezza”, che anche cancello perché non sono triste, sono ammutolita e inutile.

e così cerco le parole per cominciare un post che parli di libertà, quella vera, quella “che guida il popolo” e che in mano sventola un rivoluzionario tricolore, che ha un gavroche al suo fianco e il vestito strappato.

piangiamo le vittime della stupidità umana, ammantata di divina provvidenza, uccise a colpi di dio e di pistola, per punire il reato di aver fatto ridere su dio o chi per lui.

che fare da domani?

da tempo mi ero ripromessa di non scrivere più di politica, di niente che non fosse vita quotidiana, normali passeggiate nel centro cittadino, torte all’ananas della zia, tramonti, città visitate o strade percorse.

come un riccio mi ero rinchiusa nella quotidianità della vita consueta e non avevo intenzione di uscirne.

sbagliavo.

senza pensare che questo blogghino o mille altri possano salvare il mondo, esiste una sola cosa da fare: scrivere, scrivere scrivere. disegnare, raccontare, pubblicare, diffondere, amplificare, far circolare le idee come l’aria in una casa dalle finestre aperte, parlare, da una tastiera, da un bar, per la strada, sul treno.

non esiste il modo di fermare chi pensa di agire in nome di dio. nessuno è al sicuro e non c’è modo di esserlo, non esistono guerre o prigioni che possano evitare la prossima strage.

possiamo e dobbiamo vivere, ridere, amare, ognuno come può e come vuole, possiamo leggere libri e lasciarli in giro per farli leggere agli altri, possiamo insegnare il senso della democrazia, del rispetto e della convivenza alle nuove generazioni, ritornando umani, esseri sociali, che si ritrovano, che discutono, che parlano tra loro.

liberté, égalité, fraternité.

chi uccide nel nome di dio non conosce il significato di queste parole.

torniamo a portarle nelle strade.

 

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5 risposte a la spada e la penna

  1. AD Blues ha detto:

    Anche io penso che la circolazione delle idee, la cultura, la scuola siano l’arma più potente che abbiamo contro tutti i fanatismi e le intolleranze.

    Il problema che mi pongo però deriva da un vecchio proverbio: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

    Come possiamo trasmettere i valori di eguaglianza, rispetto, libertà a chi non ti sta nemmeno ad ascoltare e prima ancora che tu abbia iniziato a parlare ti ha ricoperto di insulti, voltato le spalle o peggio sparato?
    Come si può parlare ai vari Salvini, Borghezio, califfi vari-ed-assortiti, Le Pen, grillini, etc?

    Sono molto triste oggi, molto.

    —Alex

  2. donna allo specchio ha detto:

    anche io oscillo tra la tristezza e la collera. Ieri ero in place kleber con una matita in mano a dimostrare che la matita era più forte del klashnikov, l’ho sempre pensato, ma confesso che se mi fossi trovata armata mentre quello stronzo finiva quel poliziotto inerme non avrei esistato a sparare tanto è la rabbia che provavo. Eppure mi sono sempre ritenuta una persona tranquilla.

  3. donna allo specchio ha detto:

    !vi lascio con una splendida poesia scritta da chad, direttore di Charlie Hebdo, morto ieri:
    Dipingi un Maometto glorioso, e muori.
    Disegna un Maometto divertente, e muori.
    Scarabocchia un Maometto ignobile, e muori.
    Gira un film di merda su Maometto, e muori.
    Resisti al terrorismo religioso, e muori.
    Lecca il culo agli integralisti, e muori.
    Prendi un oscurantista per un coglione, e muori.
    Cerca di discutere con un oscurantista, e muori.
    Non c’è niente da negoziare con i fascisti.
    La libertà di ridere senza alcun ritegno la legge ce la dà già,
    la violenza sistematica degli estremisti ce la rinnova.
    Grazie, banda di imbecilli.

  4. pensierini ha detto:

    Che rabbia e che tristezza.

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