biodiversità

mi chiamo basilio, sono un bassotto e vivo nella piazza dell’arancio. sono un gran bel bassotto, con le orecchie d’ordinanza, il corpo salsiccio e le zampe corte tipo poggiapiedi. sono insomma un bassotto in piena regola.

tutti mi adorano e tutti mi vogliono bene, sono morbido, carezzabile e lungo come un treno.

mi portano spesso in giro per la città, mi piace lucca, tutte queste signore intabarrate dietro a rossetti improbabili che si fermano per ammirarmi, le biciclette, i gatti della colonia che mi guardano da lontano, le vecchie dagli stinchi secchi che portano loro da mangiare, i negozi eleganti, le pozzanghere lercie dove inzuppare le orecchie, non mi manca nulla devo dire.

ieri sera, di ritorno dalla mia solita passeggiata, mentre salivo le scale ho svoltato un angolino e ho trovato ad aspettarmi una strana macchia.

una macchia nera, con due occhi gialli e una coda fatta a ananas, schiacciata contro gli scalini mi guardava e non parlava.

mi chiamo frida, sono un gattonero e abito nella piazza dell’arancio.

vivo in un appartamento insieme a un altro gatto, grigio, che si chiama priska e che non mi vuole bene. è un vero peccato, perché io gliene voglio, e cerco anche di dimostrarglielo ogni giorno, con agguati a sorpresa, assalti alla coda, rincorse, morsi e salti in aria.

ma lei niente.

lei non pensa a me.

lei passa le giornate ad aspettare.

ad aspettare che tornino gli umani, anche se ci hanno dato da mangiare la mattina.

ad aspettare che passino i gabbiani dalla finestra, mentre lei, seduta sul davanzale, guarda fuori.

ad aspettare di poter uscire sulle scale. quando tornano gli umani infatti aprono la porta e la lasciano socchiusa, in modo che lei possa uscire per le scale, pare abbiano capito la sua voglia di esplorare.

io questa voglia ce l’avrei anche, forse. ma forse no. a me piace la mia scatola di cartone, piace il divano nero come me, piace dormire e scaldarmi in un raggio di sole. in fin dei conti sono un gatto.

ma ultimamente volevo capire cosa ci trovasse, priska, di tanto attraente sulle scale.

così una sera, ieri sera, per la precisione, l’ho seguita.

non ci ho trovato tutto questo divertimento, alla fine tutto quello che fa è andarsi a strusciare su ogni angolo di ogni pianerottolo, per dire che quella è casa sua e solo sua. per me, faccia pure, a me non interessano le scale.

ad un certo punto mi sono stufata di guardare priska che si strusciava ad ogni pietra e ho deciso di esplorare le scale per conto mio.

così sono scesa di due rampe verso il basso.

un po’, lo confesso, avevo paura.

ma, mi dicevo, sono un gatto nero, avrà di certo più paura chi mi incontra.

a un certo punto, dietro un angolo, spunta un naso gigantesco.

dietro al naso un muso lungo e poco dopo due orecchie da vergognarsi.

come gatto era ben strano.

era grande, grandissimo.

e soprattutto lungo come un treno.

mi ha annusato in modo piuttosto volgare.

io, lo confesso, signori della giuria, sono morta di paura.

mi sono acquattata come uno zerbino, la coda mi si è gonfiata come quella di un procione (molto umiliante, sappiatelo, auguratevi che non vi capiti mai) e le orecchie mi si sono messe in posizione abart.

il coso mi ha guardato dalle zampe alla coda.

guardavo e annusavo, ma la cosa nera non ne voleva sapere di farsi capire.

schiacciata come una macchia sul pavimento, le orecchie da corsa, la coda delle grandi occasioni.

ho tirato fuori la mia dote migliore.

un

WOF!

colossale, uno dei miei migliori wof.

il coso nero ha fatto un salto e ha detto le sue preghiere.

pochi secondi dopo un rumore di ciabatte lungo le scale, una voce di donna divertita, fra le risate rincorre il coso nero e sentenzia:

“sei qui? t’ha caato l’orso eh!

 

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8 risposte a biodiversità

  1. marcoghibellino ha detto:

    ahahaha qui ci sono solo cani che i miei gatti dicono: va che topo grosso e rumoroso, .. picchiamolo! e io ipocritamente redarguisco per poi sussurrare ” Pippo stroncalo!”
    Cmq, il trauma più terribile da senso di inferiorità lo visse il mio primo gatto Pantofola ; era un mezzo siamese nero e grosso( 6,2 kg) quando scoprì la nostra casa di campagna.Gli piacque molto , merli facili da catturare, bisce interessanti da inseguire, galline da rincorrere nell’erba alta… poi il primo trauma. Succede se fai il grosso errore di inseguire un terzetto di oci ( cioè oche bianche e enormi , vedi ricetta maccheroni co’ l’ocio) i quali non scappano ma soffiano fanno gli occhi crudeli e ti inseguono urlando come samurai. Il secondo trauma fu poco dopo, durante un bagneto di polvere davanti al cancello gli apparvero due cosi IMMENSI bianchi che lemmi lemmi procedevano sullo stradello. Anche Pantofola tentò di sprofondare sotto terra azzerbinandosi in fondo gatto vs 2 bovi chianini non è cosa.

  2. AD Blues ha detto:

    Va bene che tu hai dell’ottimo materiale a disposizione, Priska, un gattonero, un geotrogolo e tutto il resto della fauna che popola la piccola città murata, però sei un fottuto genio.
    Ho riso come un pazzo!

    —Alex

  3. Valeria ha detto:

    Ahhaaha, bellissimo!

  4. margherita ha detto:

    Il grande ma basso Basilio ti ringrazia!! La descrizione era degna di un cane vero, peccato che a tratti sembri un Trudi ( sto sempre cercando l’etichetta sotto la cosciotta!) sei bravissima! Ho riso da morire!!

  5. margherita ha detto:

    Il grande ma basso Basilio ti ringrazia!! La descrizione era degna di un cane vero, peccato che nella realtà sembri un Trudi ( sto sempre cercando l’etichetta sotto la cosciotta!) sei bravissima! Ho riso da morire!!

  6. Pingback: verso casa con un canetto | letteredalucca

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