un burattolo e una tuba, storie una in fila all’altra

lucca, mercatino delle carabattole, praticamente un flohmarkt locale, solo meno esotico, perché invece delle vite degli altri, al mercatino delle carabattole di lucca le vite esposte, sbiadite dal tempo e odorose di polvere sono le nostre.

è la nostra di infanzia, a essere infilata a caso in scatoloni con la scritta “1 euro”, sono le nostre, di nonne, ad aver lasciato a stanchi nipoti stravaccati su sedie precarie, scatole di latta per il cucito ricavate da vecchie scatole di biscotti, tazzine spaiate, telefoni grigi della sip, cucchiaini ricordo di matera, cartoline del duomo di milano e mille altri oggetti consueti, che si potrebbero trovare nella soffitta di chiunque e che apparirebbero esotiche a un tedesco tanto quanto a me pareva esotico il loro passato di barattoli smaltati, portacandele e vecchi boccali di birra con disegnata sopra quale strana città.

al mercatino delle carabattole ho comprato una tuba, della quale vado molto orgogliosa e che ha fatto furore ieri su faccialibro, dei coltelli da vecchia zia e un portapenne di hello spank per thelma, che da piccina NI garbava.

il signore dove ho comprato il portapenne aveva anche un bUrattolo di vetro.

non era un burattolo qualsiasi, era uno di quei vecchi burattoli di vetro dove una volta vendevano la cioccolata spalmabile bigusto, uno marrone, buono, e uno bianco, immangiabile, che rimaneva lì, per settimane, quando quello marrone era finito, grattato, separato sapientemente da quello bianco, intonso, dolcissimo e cattivissimo.

era un burattolo elegantissimo, lavorato con tutte puntine e borchie di vetro, non saprei trovare un nome a quel tipo di decorazione ma io ci andavo matta, mi ricordava la superficie della grattugia per fare la mela grattata, spero di aver reso l’idea.

quando, dopo mesi, io e mio fratello riuscivamo a finire anche la parte bianca, il barattolo vuoto finiva a fare qualcosa di importante: uno finì a fare il porta spazzolini nel bagno, per esempio.

nel burattolo degli spazzolini c’era chiaramente anche il mio, che era rosso con paperino che se lo mettevi sotto l’acqua girava forsennatamente e con anche il dentifricio “paperino’s” disponibile in due gusti: fragola e menta piperita, l’espressione “menta piperita” mi faceva ridere da morire.

a quei tempi il bagno di casa mia era un posto enorme, il lavandino era una piscina da ricchi per barbie che nuotavano con l’eleganza di una sirena, la vasca da bagno conteneva agevolmente sia me che mio fratello e dopo il bagno il rito migliore era senza ombra di dubbio l’impanatura nel borotalco.

a tutto questo pensavo col burattolo in mano e la tuba in testa, pensavo a casa mia, alle piastrelle blu intenso del bagno, alla lucentezza delle maniglie del lavandino, agli asciugamani con sopra marilyn monroe in colori assortiti dei quali andavo molto fiera e a me stessa in piedi sul bordo della vasca per riuscire a guardarmi tutta intera nello specchio.

con un sorriso scemo sulla faccia ho solo detto “questo era il burattolo della crema bigusto! quello che la crema marrone finiva sempre un mese prima di quella bianca!”

è bastato.

il signore mi ha regalato il burattolo, dicendo che era vero, era proprio quel burattolo lì.

era proprio quello della mensola del bagno, con ancora, ai miei occhi, dentro lo spazzolino di paperino.

 

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2 risposte a un burattolo e una tuba, storie una in fila all’altra

  1. AD Blues ha detto:

    La domanda sorge spontanea: (come diceva un signore in TV tempo, che mi pare infinito, addietro)
    Adesso il bUrattolo è di nuovo sulla tua mensola del bagno per contenere il tuo spazzolino da grande?

    —Alex

  2. pensierini ha detto:

    Bella, la storia del bUrattolo. E quella della tuba? A proposito di cappelli a cilindro, lo sapevi che Indro Montanelli si chiamava in realtà Cilindro? :-)

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