la quiete dopo la tempesta

da bambina, un paio di giorni prima di tornare a scuola dopo un febbrone, mi facevano uscire “sull’ora calda” per riabituarmi al sole, ai prati, alla vita fuori di casa.

farneta allora sembrava nuova, lavata di fresco, come se mi fossi persa puntate di un qualche film importante, faticavo un pochino a riprendere il filo del mondo.

troppo letto, troppi fumetti, troppa tv.

allora per riprendere il discorso dove l’avevo lasciato, facevo il giro del campo di santina, passando dal fico che è davanti alla porta dell’orto, costeggiando il poggio orlato di olivi per vedere se erano spuntati i fiorellini viola che mi piacevano tanto e scansando le pozzanghere d’acqua marrone, rimestate dalle rare ruote delle macchine, che si formavano nella strada inghiaiata.

poi arrivavo a popolo, e lì potevo scegliere, se andare verso la chiesa, o girare verso i campi di magazzeno, passando davanti a casa del moro e di giulia e tagliando verso il rio.

sceglievo quasi sempre il rio, era un posto magico, una pozza, se vista adesso, una pozza anche allora, ma per fortuna, allora, avevo occhi diversi e la pozza era un mare pieno di mistero.

poi potevo girare sui miei passi e puntare dritta verso casa, vedendola avvicinare piano piano mentre la collina si srotolava sotto ai miei piedi, fino a che non arrivavo al poggio di maria, che non ero buona di saltarlo in un colpo solo e speravo sempre che nessuno mi vedesse.

oggi torno al lavoro e così, ieri pomeriggio, “sull’ora calda” sono uscita per riabituarmi all’aria aperta.

sono uscita col cielo azzzurro, che non vedevo da giorni, stare chiusi in casa non è troppo pesante se fuori diluvia.

sono passata per via sant’andrea, dove le case riducono il cielo a una striscia, poi, in cerca del sole, verso il conservatorio e piazza bernardini, due passi in città, da brava vecchietta.

una troupe di cinesi sta girando un film, ci sono passata in mezzo, è stato divertente.

non ci sono molte pozze in città, dopo la pioggia e non ci sono fichi a segnalare l’entrata dell’orto, ci sono macchine parcheggiate, biciclette, turisti col naso in aria, ristoranti che profumano di soffritto e di arrosto, vetrine di vestiti, di mutande, di occhiali e di scarpe, pare che ormai non si campi d’altro.

però ho fatto il mio giretto, rodaggio concluso positivamente, prove generali di esistenza in vita completed.

 

 

 

 

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2 risposte a la quiete dopo la tempesta

  1. AD Blues ha detto:

    Contento che stai meglio!

    —Alex

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