berlino

a berlino arrivo che è quasi buio e sia io che il tassista abbiamo voglia di chiacchierare.

chiedo sempre di potermi sedere davanti quando sono in taxi alle persone piace raccontarsi e raccontare la propria città.

“stiamo passando davanti al municipio di berlino ovest…”

mi dice.

“già… kennedy…”

“fu ucciso poco dopo sa? io c’ero…”

“lei è di berlino ovest?”

“sì, sono nato capitalista… ”

e sorride.

da tempo non sentivo questa categoria… a berlino ha ancora il suo senso per molte persone nate e cresciute quando ancora al capitalismo c’era una alternativa.

una macchina ci taglia la strada: suona e si scusa per aver suonato.

“non si preoccupi, sono italiana, sono abituata a ben di peggio!”

“ah, l’italia… sono stato a catania da un amico, ma ha guidato sempre lui, io avevo paura! comunque sa una cosa? ci sono meno incidenti che da noi, perché tutti stanno attenti a tutto. qui invece, pensando semplicemente a chi ha ragione, si sbatacchia in continuazione!”

passiamo sotto alla vittoria alata.

“questo lo costruirono per fare uggia ai francesi…”

e mi viene un po’ da ridere o da piangere, tutti o quasi i guai del novecento in europa  sono dovuti al voler fare uggia a francesi o tedeschi…

poi poco dopo si passa davanti alla sede centrale della CDU.

“il quartier generale di frau merkel… ha fatto molto per la germania…soprattutto per la grande economia… per noialtri lavoratori insomma, non che mi debba lamentare, però per la gente normale ecco, per carità, la disoccupazione è ancora bassa, l’economia regge, però noi guadagnamo quello che si gadagnava dieci anni fa, non un euro di più…”

passiamo davanti a un cartello che spiega le chiusure per i 25 anni della caduta del muro di berlino.

“una storia incredibile…” dico. “quella notte comprai tutti i giornali”.

“già, nessuno ci credeva. quella notte io invece ero con gli amici a un bar e uno corse dentro e ci disse “hanno aperto un varco al muro!” lo trattammo da ubriaco, e invece poco dopo iniziarono le lunghe file dei trabi con la gente dentro che veniva a vedere di qua, allora noi battevamo sul cofano, loro scendevano e ci si abbracciava e ci si baciava, eravamo tutti impazziti, quella notte pensavamo che il mondo sarebbe cambiato per sempre.”

“non lo pensa più?”

“smettemmo presto di pensarlo… dopo un paio di anni la riunificazione portò a tante tensioni, ma ce l’abbiamo fatta, siamo un unico stato adesso, senza problemi, solo che non c’è più quella magia di quella notte, non c’è più e forse non la ricorda più nessuno…”

poi mi chiede dell’italia, di berlusconi, della gente che ancora lo voterebbe, ha letto sul giornale, si chiede come possa essere vero, parliamo quindi del futuro, della politica, della germania, e alla fine confessa.

“vede, io sono capitalista di nascita, ma sono un lavoratore, e in  quanto lavoratore non posso essere altro che socialdemocratico.”

lo guardo, sorrido.

“anche io”.

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4 risposte a berlino

  1. AD Blues ha detto:

    Come si farà a diventare anche noi un po’ tedeschi?
    Solo un po’, eh! Quanto basta per diventare un paese civile ;)

    —Alex

  2. pensierini ha detto:

    In poche righe, hai condensato la storia degli ultimi venticinque anni di un grande Paese. :-)

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