eravamo in pena

un caro amico mi ha annunciato ieri via what’s up che papa francesco, il papa che tutto può (e nulla fa… mi ricorda sempre di più matteo renzi) ha “finalmente conciliato dio e darwin”.

io personalmente non ero in pena, però è divertente osservare come questo papa snoccioli ovvietà col piglio del rinnovatore e la gente ci caschi in continuazione.

da qualche secolo (non moltissimi in effetti) la chiesa ha smesso di perseguitare la scienza e gli scienziati, dedicandosi piuttosto alla politica e ai legislatori.

diciamo che il decennio 2000-2010 ha visto un rincrudire dello scontro “di civilità” grazie alla guerra aperta lanciata da ruini e ratzinger allo stato italiano, stato arresosi praticamente ancor prima di combattere, ma erano temi per così dire “politici”: la donna, la riproduzione, i gay e le famiglie (da notare che i preti sono uomini, non si riproducono e dovrebbero osservare la castitità, praticamente non fanno nulla di quello su cui pontificano) e lo stato italiano ci ha messo del suo con leggi vergognose o con ministri della pubblica istruzione che per essere più “realisti del re” hanno provato perfino a eliminare il caro vecchio charles dai libri di scuola.

ma che la chiesa cattolica avesse accettato l’evoluzionismo, questo era noto dai tempi di quando wojtyila andava a sciare con pertini e gli faceva mangiare gli “strangolapreti”.

quello che fa tenerezza, è la voglia che rimane, nei discorsi del papa e del resto dei cattolici, di mantenere l’uomo come “voluto”, “pensato”, in qualche modo predestinato a comparire.

come se la comparsa di una fra i miliardi di specie viventi, quella sola, fosse nel cuore del creatore dal momento del big bang.

questo è lo scoglio che la chiesa non riuscirà mai a superare.

l’introduzione non tanto di darwin e dell’evoluzione, che sono innegabili entrambi, ma dell’evoluzione avvenuta per caso e necessità, perché una specie comparsa per caso, come può avere un dio a sua immagine? e quando questa specie si estinguerà (estinguersi è la fine “naturale” di tutte le specie), a che sarà servita la venuta del salvatore? dovrà mandare un altro figlio? con le sembianze della specie “dominante” in quel momento? che penserà di se stessa di essere l’apice dell’evoluzione e del suo dio che l’ha pensata e voluta esattamente così com’è, con tre orecchie, cinque nasi e due dita?

quello che fa tenerezza, visto dagli occhi di una non credente, nei confronti dei credenti, è che si immaginano un dio dietro all’infinito universo e nell’infinito tempo, un dio onnipotente, che è “dietro” al caos originario, e questo dio come lo traducono?

nel figlio di una fra miliardi di specie, vissuta per pochi attimi rispetto alla vita dell’universo.

è come prendere il mare e pretendere di tenerlo in un cucchiaino.

 

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2 risposte a eravamo in pena

  1. pensierini ha detto:

    Questione delicata, cara LdL. Io sono per l’appunto tra quegli ingenui che, per ventura o per sventura, credono in Dio, e devo dire che non trovo troppe contraddizioni tra la mia fede, per sua natura irrazionale, ed il mio essere ‘scientifica’, per indole ed educazione. Voglio dire che se qualcuno è disposto a credere che un morto è stato resuscitato, non ha alcuna difficoltà ad accettare la presenza di un Ente supremo che ha potuto prevedere tutto quello che è avvenuto, avviene e avverrà nell’intero Universo, compresa la vita su questo pianeta e certamente anche su altri, compresi il caso e la necessità di Monod.
    Ne ho parlato qui: http://pensierini.blog.kataweb.it/2014/02/12/darwin/

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