acquata

rientro in bici da una giornata pesante, thelma mi scarica come sempre a porta santa maria e la bici è lì buona, col suo lucchetto dalla combinazione nerd che mi piace tanto.

la apro e apro anche l’ombrello, perché un po’ piove.

e siccome sono una imbranata di prima categoria, decido di andare a piedi, portando con una mano la bici, con l’altra l’ombrello.

dopo due passi mi sono già annoiata.

così mi decido.

salirò in bici, vedendo di non ammazzarmi, con l’ombrello aperto e la borsa nel cestino.

per evitare di ammazzare anche gli altri decido per strade secondarie, anche se visto che piove, perfino in via fillungo si sono sciolti tutti e non c’è già più nessuno.

sono piuttosto tesa, perché mai, in vita mia, mi sono arrischiata ad andare in bici con l’ombrello aperto.

mi sento come un funambolo, come un seme di tarassaco, come la palla del cannone, come qualcuno che non ha la più pallida idea di come andrà a finire.

un braccio rotto?

solo una figuraccia?

il culo bagnato?

continuo a pedalare, guardando gli angoli delle strade neanche fossi rambo nella jungla assediato da qualche nemico imprevedibile.

la bici avanza, le ruote girano e non sono ancora stata proiettata nell’iperspazio (che poi voi lo sapete che cosa è, l’iperspazio? io no, ma mi piace la parola).

in piazza san pietro somaldi inizia un diluvio degno della genesi.

senza arca di noè, ma dotata solo di bici e ombrello, provo ad assumere la forma di una coccinella, rotonda e chiusa sotto al telo rosso.

non funziona.

le ginocchia, la borsa, le spalle, tutto mi diventa lontanissimo dal centro del corpo, come se crescessi ad ogni goccia di pioggia, enorme spugna della stanhome, mi ingigantisco, e più mi ingigantisco più mi bagno e l’ombrello diventa minuscolo sotto l’uragano.

mi viene da ridere, alla fine della piazza sono un cencio da strizzare ma sono ancora in bici, in equilibrio sotto la tormenta.

è bellissimo.

sono zuppa ed è bellissimo.

rido come una scema in piazza san pietro somaldi, dove tanto non c’è nessuno, solo macchine parcheggiate.

la giornata pesante mi scivola via, sciolta dall’acqua, è sera, sono in bici e sono quasi a casa.

niente va storto.

arrivo perfino a casa viva.

rido lungo le scale come una scema.

il gatto nero, appena aperta la porta mi guarda con due occhi spalancati e corre via.

 

 

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3 risposte a acquata

  1. AD Blues ha detto:

    Credo non ci sia gesto più inutile di aprire l’ombrello mentre si va in bicicletta ;)

    Immagino i pensieri del Gattonero: “Ma che orrore questa umana, è tutta inzuppata di pioggia! Non potrà mai essere un buon gatto. Meglio scappare via prima che mi schizzi d’acqua” :D

    —Alex

  2. pensierini ha detto:

    Attenta a frenare bruscamente, perché le ruote slittano. :-)

  3. Luciano ha detto:

    Ieri, quando sono uscito di casa non pioveva, ma ho portato l’ombrello lo stesso perché non c’era da fidarsi. Il tempo di passare porta san Donato è venuto giù l’universo. Eccheppalle, si comincia già adesso con gli acquazzoni?

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