ci sono dentro fino al collo

è andata, davanti alla cortese collega che me la proponeva, con entusiasmo ho detto di sì e adesso sono anche io nel loop.

avevo resistito al tamagotchi, al kefir, e ovviamente anche alla torta di padre pio, che per quella c’è voluto veramente poco sforzo, con quel nome… (se non sapete cosa da cosa è composto questo elenco di nomi… metteteli su google, vi si aprirà un mondo di pazzi furiosi).

ma non ho resistito alla pasta madre.

che poi, quando ero piccina io, si chiamava molto più banalmente “levame”, era l’impasto che veniva lasciato da una settimana all’altra e non c’era dietro tutto questo mondo fricchettone che circonda invece l’epiteto di “pasta madre” che sa di ancestrale, di buono, di sano, di antichi valori.

vabbeh, me l’hanno MOLTO gentilmente preparata e consegnata per cui posso essere solo grata.

i primi giorni l’ho guardata e basta.

aprivo il frigo, guardavo il barattolo di vetro e lo richiudevo.

poi, dopo una settimana, l’ho “rinfrescata”.

ho cercato su internet come si faceva e dopo un po’ di tempo passato a destreggiarmi fra siti di vegani, macrobiotica, ultraoltransisti della pagnotta, talebani della lievitatura e affini, ho trovato le istruzioni. facili, semplici, l’ho fatto e non sono morta.

ora c’è un problema però.

dopo qualche giorno, la pasta madre, occorrerà pure usarla, sennò uno che se l’è fatta dare a fare?

e così mi sono messa a capire come andava usata.

e ho capito che mi ci voleva del tempo.

prima andava rinfrescata.

poi bisognava aspettare 4 ore.

poi si poteva usare.

ma l’impasto doveva lievitare per altre 4 ore.

una cosina semplice.

facendo due conti, occorreva svegliarsi alle otto di mattina di sabato, rinfrescare la pasta diventa mezzogiorno, poi impastare il pane e aspettare altre 4 ore, poi infornare per un tempo variabile, una cosina poco impegnativa.

l’ho fatto.

signori, e signore, l’ho fatto.

è anche venuto bono.

pane nero coi semini come a cruccolandia.

mi sono appiccicata ovunque con l’impasto, ho infarinato la cucina, ho guardato con ansia il pane crescere nel forno, ho sospirato e domenica mattina ho fatto colazione con dell’ottimo pane.

e adesso, signore e signori della rete, una domanda soltanto: non è che per caso esiste il modo di fare la cosa anche meno complicata? così, tanto per sapere se per la prossima pagnotta devo prendere un giorno di ferie…

:)

ps: se qualcuno vuole della pasta madre…ne posso fornire in quantità.

 

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8 risposte a ci sono dentro fino al collo

  1. pensierini ha detto:

    Ahahah, sei spassosa! :-D
    A me è capitata una cosa simile, decenni fa, con lo yogurt fatto in casa, ma lì la faccenda era molto più semplice, andava solo colato a giorni alterni o anche tutti i giorni, e poi andava aggiunto latte ai fermenti rimasti nel colino, come piccoli chicchi di riso. Io mi stancavo anche di quello, però. Ammiro la tua costanza.

  2. AD Blues ha detto:

    Ahahahaha!!!
    Salvati! Elimina il blob prima che lui cacci di casa tu ed i gatti! :D

    Meno male che non mangio pane; sono immune almeno per adesso a tali voglie insane di cimentarmi con il lievito madre!

    —Alex

  3. Megant ha detto:

    Io sono nel tunnel della pasta madre ormai da un anno…e non tornerei più indietro. Questo curarla durante la settimana, questo impastare il giorno prima per cuocere il giorno dopo…mi piace troppo e mi piace troppo il sapore del MIO pane.

  4. donna allo specchio ha detto:

    mia cognata ha fatto il pane fatto in casa, ha pure comprato la macchina, ma il risultato è pessimo: na mappazza dura, orendo come si dice a roma, con tutti i panettieri che abbiamo qui in alsazia che il pane lo sanno fare buonissimo!! lasciamolo fare ai professionisti e non affatichiamoci!!!
    disse la pigrona che non ama cucinare

  5. Isabella ha detto:

    Carissima la risposta probabilmente è: no, ed è uno dei motivi per cui quando si faceva il pane in casa si faceva in un giorno (proprio il sabato, generalmente) per tutta la settimana. Se vuoi tentare una cosa simile – non so fino a che punto possibile, con i microforni di casa, ma del resto ormai: famiglie piccole, molto cibo, poco consumo di pane, quindi forse si può – il consiglio di una persona da una generazione che faceva normalmente il pane in casa è di salarlo abbastanza, rimane umido più a lungo. Altrimenti, puoi congelare la pastamadre e scongelarla quando ti viene in mente di fare una cosa speciale, basta ricordarsi di levarla dal freezer credo 12 ore prima…

  6. elena ha detto:

    Un modo c’è: fare il pane con il lievito normale anziché con la pasta madre. Viene buono ugualmente, c’è una gran soddisfazione ugualmente, e si fa molto meno fatica! Io uso il lievito fresco, quello a cubetti che si trova nel banco frigo di qualunque supermercato, e ti assicuro che il pane che ne vien fuori è davvero buono: piuttosto concentrati sulle farine, mischiando magari vari tipi!

  7. biba ha detto:

    il kefir! Mamma che ricordi terribili… Anche io ho pensato: ma con tutti i fornai che fanno un pane buonissimo questo è masochismo puro!

  8. laperfezionestanca ha detto:

    No, dico io, uno non ha figli, non ha problemi e che fa? Si prende una roba come la pasta madre o il kefir che è peggio della scimmia sulla spalla? Ma che siamo matti? Naoooo!
    Giusto per informazione: esiste la pasta madre biologica disidratata in comode bustine, senza dover rinfrescare niente che non siano le proprie chiappe. Tanto per darti il brivido la procedura per panificare è comunque lunga e complicata, così non ti senti in colpa!

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