esercizio minimo di stile

l’uomo si tolse l’accappatoio e fece una doccia rapida prima di andare in piscina.

raggiunse il centro della vasca, dove una ventina di donne facevano ginnastica al ritmo di musica e dell’istruttrice.

sulla cinquantina, la barba perfettamente accorciata, bianca e corta, definiva la mandibola tesa e abbronzata.

un corpo asciutto, piacente e consapevole, espressione di una padronanza fisica di se stesso e del proprio fisico.

si lasciò massaggiare dai getti d’acqua, mentre le donne erano agli addominali di metà lezione.

notò che, fra le donne, una lo guardava con insistenza.

“però, pensò, non è neanche male… chissà che pensa…”

lei continuava a guardarlo, come ipnotizzata.

in qualche esercizio perse anche il ritmo delle altre, sbagliando una gamba con l’altra e smarrendosi, distratta dalla sua insistente osservazione.

“ricambierò il suo sguardo, le sorriderò e vedrò se continua”

pensò l’uomo.

e lo fece.

lei provò a distogliere lo sguardo, senza troppa convinzione.

dopo un istante era ancora incollata al suo viso.

lui decise di provare la carta più grande.

le sorrise, e la fissò con la stessa intensità con la quale lei, impudicamente, da dieci minuti fissava lui.

lei arrossì, fuggì lontano, con uno scatto di nuoto, per mettersi a finire gli esercizi dove la tentazione di guardarlo non fosse troppo forte.

gli ultimi dieci minuti di lezione furono interminabili.

ma alla fine tutto finisce.

lei uscì, si infagottò nell’accappatoio e fuggì negli spogliatoi.

non la vide mai più.

ma il suo sguardo intenso, fisso su di lui, continuò a tormentare le sue notti.

-.-.-.-.-.

“uno, due, tre quattro! sinistro! quattro, tre, due, uno, destro!”

il ritmo dell’insegante di oggi, pensò lei, è parecchio sostenuto, mi farà bene, immaginando qualche effetto miracoloso sui chili di troppo.

ad un certo punto si distrasse, e gli occhi si posarono su un uomo arrivato in vasca e messo a un metro scarso da lei.

di mezza età, con una raffinata barba corta e bianca, la pelle abbronzata, un viso interessante.

in mezzo al viso, come tutti, un naso.

appesa sotto al naso, in bilico fra su e giù, un’orribile caccola.

una caccola verde e grande come una pera matura.

pensò lei.

pensò anche che avrebbe vomitato se l’avesse vista cadere.

che sarebbe schizzata via dall’acqua alla velocità della luce, se solo l’avesse vista cadere.

che avrebbe urlato, se l’avesse vista cadere.

decise di non perderla di vista.

d’altronde non poteva neanche impedirselo.

ogni volta che comunque provava a pensare ad altro, a seguire l’insegnante e fare diligentemente gli esercizi, l’occhio cadeva inesorabilmente sulla mostruosa visione.

avrebbe dovuto trovare il coraggio di parlargli.

si ripeteva.

si ripeteva anche la frase perfetta, da bisbigliare sottovoce per non mettere nessuno in imbarazzo.

si immaginava avvicinarsi e bisbigliare all’orecchio del tipo qualcosa di estremamente diplomatico, una cosa come “guardi, deve uscire e soffiarsi il naso…”

guardi, deve uscire e soffiarsi il naso…guardi, deve uscire e soffiarsi il naso…guardi, deve uscire e soffiarsi il naso… si ripeteva.

ma il coraggio non arrivava.

a volte perdeva perfino il ritmo degli esercizi.

tutto quello che riusciva a fare era soltanto continuare a fissare quell’enorme, orribile caccola verde.

alla fine si decise: incapace di affrontare la cosa, fece qualche bracciata e sparì dalla visuale del tipo e della sua stalattite.

attese con ansia la fine della lezione e fuggì, intabarrata nell’accappatoio, sotto la doccia, cercando di dimenticare quel che aveva visto.

 

 

 

 

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5 risposte a esercizio minimo di stile

  1. pensierini ha detto:

    sto per vomitare… sei bravissima a descrivere, anche troppo…

  2. AD Blues ha detto:

    Ganzissimo! Ho riso tre ore!

    —Alex

  3. Graziella ha detto:

    Da ribaltarsi dalle risate! :lol:

  4. donna allo specchio ha detto:

    mi riporti ad un bar di paese una ventina di anni fa. Ad un certo punto un amico, serissimo, si mise a cantare:” bo bo bomom vomito caccole.” tutto il tavolo, 6 persone, scoppio a ridere fragorosamente
    da allora, il bo bo bo bom è rimasto nel mito della compagnia

  5. Valeria ha detto:

    :-D la verità non esiste.

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