la borsa del nuoto

la chiamavamo così, ioe mio fratello, il sacco di similplastica col quale andavamo in piscina da bambini, ci andavamo con marco, ribattezzato molti anni dopo “marbrist”.

la borsa del nuoto andava preparata, lo dice il nome stesso, prima di andare al corso di nuoto comunale che veniva fatto, a seconda dei turni, il martedì e il venerdì oppure il mercoledì e il sabato, dalle quattro alle cinque o dalle cinque alle sei.

preparare la borsa del nuoto era come scalare una montagna.

dal martedì al venerdì successivo, infatti, ogni elemento che andava nella borsa del nuoto andava ossessivamente ricercato, ritrovato, radunato e infilato in tempo per partire e non arrivare in ritardo, pena dover subire la gogna sociale dell’arrivare a bordo vasca mentre tutti avevano già iniziato “la ginnastica” i terribili quindici minuti di sofferenza e di vergogna abissale nei quali i sadici istruttori ci facevano dimenare in costume da bagno nell’aria calda della sala vasca.

le ciabatte, a portata di mano fino a qualche minuto prima e sparite d’un colpo, la cuffia, enterno misterioso frammento di tessuto che si mimetizzava perfettamente nel cassetto dei calzini, rimediare uno shampoo e quando era di lusso anche un balsamo per capelli, gli asciugamani e l’accappatoio e infine il maledetto costume olimpionico, blu e giallo, che mi dava una forma da giovane pinguina, la forma che da vecchia ho fieramente mantenuto.

ci ho pensato ieri, alla “borsa del nuoto”, alle urla di mia madre, quando tornando dalla piscina ci dimenticavamo di disfarla e tutto puzzava di morto dopo un giorno a macerare nella plastica, all’incubo “non ho le ciabatte non ho la cuffia, come faccio come faccio come faccio…”, agli occhialini tanto desiderati che non c’erano, nella borsa del nuoto da bambini.

ci ho pensato ieri perché ho una borsa del nuoto da grande adesso.

con dentro “lo shampoo e il balsamo della piscina” comprati in più affinché stiano sempre lì (perché, malefici genitori, non ci avete pensato trent’anni fa anche voi?) le infradito nere sempre accanto, il costume messo ad asciugare accanto alla cuffia e l’asciugamano accanto all’accappatoio.

ho preso le cose, le ho piegate e messe in borsa e sono andata.

sorridendo della titanica disperazione che suscitava la mia borsa del nuoto.

e pensando che un po’ mi piacerebbe, che mio fratello e marbrist tornassero una volta in piscina con me.

per sentire se ancora sa di cloro il vapore negli occhi, se la doccia è ancora sempre troppo fredda e se si riesce, con qualche trucco, a saltare la ginnastica.

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