festa di paese

a lucca c’è stata la festa, la festa grande, quella che il lucchese medio aspetta dall’anno prima (in lucchese: “da orellanno”).

sabato mattina ho fatto un giro in bici e mi sono gustata i preparativi, un po’ come veder vestire la befana o montare le quinte di un teatro.

il teatro cittadino si componeva principalmente di drappi rossi e lumini (ebbene sì, le bandiere rosse a lucca non ci sono per il primo maggio, ci sono solo per santa croce, così è la vita).

san frediano, san michele, san martino e i palazzi più importanti, incarnanti l’altro potere cittadino, confindustria, il comune e la provincia (riportati qui nell’ordine corretto), erano addobbati come si deve per la festa cittadina, che mescola religione e folklore, superstizione e fede, candele e chiacchiere, croccante di mandorle e noccioline, fuochi d’artificio e mottettone in cattedrale.

santa croce insomma.

un’ invasione della città di gente a spasso, che si saluta, si ferma, chiacchiera, prega, accende candele e mangia zucchero filato.

la croce portata in processione per le strade illuminate di candele tremolanti, accompagnata dal canto tradizionale “evviva la croce, la croce evviva”, che fin da bambina mi scandalizzava per la violenza tremenda delle parole.

l’esaltazione della croce, dei chiodi che passano la carne di un pover’uomo, redentore o falegname che fosse, non mi appartiene e non mi apparterrà mai.

ma la festa è anche un po’ mia, mentre guardo sfilare i lucchesi nel mondo e penso a tutti i cittadini che da questa città scapparono per trovare una vita diversa e migliore, che da lontano tornano per la festa cittadina e vengono accolti con gli onori che meritano.

e mentre li guardo penso a tutti i futuri “lucchesi nel mondo”, quelli che fanno il percorso inverso, quelli che “dal” mondo arrivano in città, ad arrangiarsi come meglio possono, e che un giorno si sposeranno e faranno bambini lucchesi dal mondo, dall’africa, dal sudamerica, dall’asia, nuovi lucchesi che non mangiano buccellato, ma che cucinano con spezie profumate, che portano, come ho visto ieri sera, la giacca della protezione civile con scritto, invece che “croce rossa” “mezzaluna rossa”, e che renderanno questa città più colorata e, si spera, aperta, perché le mura, a volte, sono anche intorno alla testa della gente.

ps: i ffochi vest’anno erin belli.

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2 risposte a festa di paese

  1. cugifà ha detto:

    è vero, “vest’anno i ffochi erino proprio belli.. strano, di solito erin sempre meglio velli dell’artranno”!

  2. pensierini ha detto:

    ‘dimolto belli’? :-)

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