farneta

“parlino altri della propria vergogna, io parlo della mia”

B. Brecht, incipit della poesia “Germania” 1933

mentre gli americani e i partigiani stavano per liberare la città, pochissimi giorni prima dell’inizio della fine, i tedeschi “entrarono in certosa”.

“entrare in certosa” è un espressione che mi ha sempre colpito, perché non è facile, entrarci, in certosa.

intanto occorre essere un uomo, e quindi io, per esempio, non ci sono mai entrata, e poi occorre superare il padre guardiano, che non fa entrare tutti, e non fa entrare sempre.

eppure entrarono, di notte, con un trucco vigliacco, chiedendo di parlare col padre priore.

entrarono “i tedeschi” e da quel momento iniziò la tragedia.

“i tedeschi” è un’espressione che ancora oggi, nelle campagne, evoca un periodo di feroce e lucida follia, nel quale poteva accadere di morire senza una ragione, o di veder trucidata la propria famiglia nell’attimo di un sospiro, solo perché “c’erano i tedeschi”.

rabbiosi, furibondi, incalzati e in fuga, “i tedeschi” si accanirono sulle popolazioni della linea gotica con una ferocia inaudita e disumana.

così fecero anche nel paesino dove sono cresciuta.

per tanti anni, “i tedeschi” hanno rappresentato nel mio immaginario di bimba una sorta di mostro nero, come il babao, come una delle paure che si nascondevano sotto al letto.

la lista dei morti, letta ogni settimana sul piazzale prima di andare al catechismo, sul monumento che ricorda quella notte e quelle che ne seguirono, mi colpiva perché i cognomi erano gli stessi di quelli dei miei compagni di scuola, in paese i cognomi girano come i cappelli.

ogni anno, “la commemorazione della certosa” era rappresentata da una messa e poco più, qualcuno a rappresentare il sindaco, seduto sulla prima panca della chiesa, gli stendardi di provincia e comune, la lettura della lista dei morti e l’uscita, sul sagrato inghiaiato e l’avviarsi a piedi verso il pranzo della domenica, rifacendo, ignari, le strade percorse dai soldati prima, dai fuggiaschi dopo.

quella notte rastrellarono frati e laici, urlarono, terrorizzarono.

poi presero e portarono via tutti. li uccisero fra il 7 e il 10 settembre.

i tedeschi.

con la complicità dei fascisti del posto.

“parlino altri della propria vergogna… io parlo della mia”

 

 

 

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2 risposte a farneta

  1. AD Blues ha detto:

    E non c’è nulla da aggiungere.

    —Alex

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