t’ama rindo mando lino

20140903_204427non ho resistito. l’ho trovato al supermercato e l’ho dovuto prendere.

l’estratto di tamarindo.

qua lo vedete già sistemato nel frigo, accanto al burro e allo yogurt, in tralice lo sciroppo d’acero, per stare in compagnia.

leggere “estratto di tamarindo” e vedere le ciabatte intrecciate di finta pelle di mio nonno è stato un tutt’uno.

cresciuti nell’epoca delle sanzioni, anche da vecchi i miei nonni continuavano i sapori strani dai nomi ancor più strani.

il tamarindo, il karkadé, la cedrata, il chinotto…

il tamarindo entrava anche nella filastrocca scema “cara mella, è morta della, t’ama rindo, mando lino” che ripetevo all’infinito, cercando di allungarla con altre parole che venivano alla mente lì per lì.

“lo vuoi un tamarindo?”

mi diceva, mentre sul mobile di formica marrone della cucina c’era una caramella di rabarbaro, mentre mio nonno tornava da ramare le viti in canottiera e berretto da ciclista, mentre la vecchia prozia riponeva santini di madonne addolorate.

verso sera, quando il caldo si allentava, uscivamo sul terrazzino, pieno di piante, a scornettare fagiolini o a sgranare fagioli secchi, mentre la televisione mandava il telegiornale.

era già dopo cena, perché mio nonno voleva pranzare a mezzogiorno e cenare alle sette, con la precisione di un tedesco.

erano vacanze anche quelle, aspettavo con ansia di andare qualche giorno a dormire dai miei nonni e per una settimana mi piaceva vivere in mezzo al tamarindo, al karkadé, ai rosari profumati sotto al cuscino, l’odore di carbolina nelle tasche dei vestiti riposti nell’armadio che usciva fuori ogni volta che aprivo un’anta per curiosare, l’acqua di colonia sul canterale, i pettinini da mettere nei capelli, le vecchie riviste e le vecchie foto sotto al letto, la lucidatrice che mi terrorizzava, le saponette profumate custodite come un tesoro e usate nei cassetti, lo stanzino delle scarpe dove ci si poteva rinchiudere per assaporare la paura del buio, la vasca da bagno corta con la parte rialzata, che ai grandi serviva per sedersi ma a me faceva da scivolino.

stasera tamarindo per tutti, chi vuole venire è il benvenuto!

 

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6 risposte a t’ama rindo mando lino

  1. gipo ha detto:

    Il tamarindo!!! ma esiste sempre?
    Prossima tappa: orzata ;)

  2. marcoghibellino ha detto:

    e la magnesia S.Pellegrino che fa l’acqua frizzante !

  3. mimma ha detto:

    Il telegramma lo ricordo leggermente diverso: Cara Mella, morta Della, manda Rino, Mando Lino! Lo recitava Adolfina, la tri-zia, a Jacopo e Nora.

  4. Aldo ha detto:

    … e non vogliamo aggiungere “campa Nello”? E la firma finale “caro Sello”?

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