di nuovo in sella

dopo settimane e settimane di bradipo la bici è stata finalmente rinforcata.

inizialmente senza una meta, poi mi sono decisa.

“ok, salita di massaciuccoli, dal lato sbagliato, quello che non riuscirò a fare, solito patto, se non ci riesco si torna indietro”.

“ok”.

la pista ciclabile si prende subito dietro alle giostre, costeggia il campo rom, percorre il fiume ed è di una bellezza straordinaria.

il fiume subito dopo lucca è placido, lucido, popolato di bimbi, papere e cigni che fanno in bagno, disposti in ordine sparso.

la prima destinazione è ripafratta, dove il serchio diventa pisa, dove prendevo il treno per l’università, per diventare grande, per dare esami, per imparare cose e per misurare i passi svelti che percorrevano corso italia, la stazione, i binari.

da lì a filettole, dove i ricordi vanno più lontani, vanno agli anni delle medie, quando mio fratello giocava tornei di pallone in mezzo a campi assolati di vacanze estive, di compiti lasciati da parte, libri da leggere, adolescenza da superare al più presto, come delle scarpe troppo strette.

da filettole si raggiunge il paese del lago, si costeggiano gli oliveti, mentre i ciclisti veri sfrecciano accanto, tesi e muscolosi, asciutti e abbronzati, come macchine perfette, mentre ti prepari alla salita sulla quale sai già che ti arrenderai.

“allora, fra poco c’è il bivio sulla destra, lo vedi bene perché c’è un bar, io quando arrivo lì mi fermo e decido il da farsi”.

ci arriviamo.

ci fermiamo.

guardo la salita e sentenzio: “ok, no, non ce la posso fare”.

HDC la butta lì: “scusa, parti col rapporto più leggero che hai, se vedi che è troppo leggero aumenta un pochino, se vedi che invece è quello che puoi fare resta con quello fino a che non ti stufi. quando ti stufi si torna indietro”.

mi pare una buona idea.

faccio un giro su me stessa e metto il rapporto “andavo più veloce a piedi”.

ma parto.

e funziona.

è pure troppo leggero, lo aumento un pochino, senza pensarci troppo.

faccio il primo pezzo, poi il secondo.

mi ritrovo all’altezza della chiesa che non so come ho fatto.

intanto passano altri ciclisti, sia a scendere che a salire.

tutti mi sorridono.

i maschi mi guardano le tette e allora sorrido io.

dopo un altro po’ mi rendo conto di essere all’altezza della villa.

penso che da lì alla terrazza panoramica ci sono solo un paio di tornanti.

ormai sono arrivata.

alla terrazza ci si ferma, si beve, si ride, si guarda il panorama.

la terrazza non è in cima, ma quasi.

ormai manca poco.

dopo qualche minuto si arriva in cima al mondo.

scolletto dall’altra parte.

dall’altra parte c’è balbano, nozzano, arliano, maggiano, e farneta, il paese che finisce diversamente dagli altri, quello col cane giallo e la vigna e l’orto e casa.

passo da magazzeno, poi dalla chiesa, poi da corte popolo e poi dalla vigna.

sono arrivata, un cane giallo scodinzola, una mamma sorride, un babbo apparecchia.

“sono venuta in bici! ho fatto il giro lungo!”

 

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5 risposte a di nuovo in sella

  1. paleomiki ha detto:

    a legge questo post mi viene voglia di abbracciarti!

  2. giovanni ha detto:

    volere è potere…..evvaiiiiii

  3. pensierini ha detto:

    ma che brava!!!!! complimenti da un bradipo vero. ;-)

  4. AD Blues ha detto:

    BRAVAAAAAA !!!!

    —Alex

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