lo zen e l’arte del caffé tedesco

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adesso che in casa c’è il demoniaco imbutino di pRastica, i filtri e il caffè più cattivo del mondo, la mattina, mentre la moka fa passare il caffè giusto, faccio anche quello schifoso.

tutti i gusti son gusti.

funziona così: si mette un filtro di carta nel coso a Mbuto, il caffè nel filtro e si versa l’acqua bollente sul tutto, aspettando che esca dall’altra parte, altra parte che se siamo furbi avremo posizionato su una tazza capiente.

quanta acqua? naturalmente quella che entra in una tazza.

quanto caffè?

questo, signore e signori, non è dato di saperlo.

per una persona metto due misurini, ma non ho idea se un tedesco doc approverebbe.

quando metto l’acqua ho già ovviamente le mie piccole fisse ossessivo compulsive.

prima dalle parti, bagnando il filtro, residuo di qualche esperienza di laboratorio, poi la polvere, poco per volta, in modo che non faccia palle che a me le palle di caffè fanno venire il nervoso.

poi mi metto lì e guardo scendere la pozzanghera. quando diventa mota (*) aggiungo altra acqua e formo nuovamente la pozzanghera.

la pozzanghera è la parte bella del caffè tedesco.

la pozzanghera ricorda gli stivalini di gomma rossi, il bosco, il sereno dopo la pioggia, le introgolate che si facevano da piccini col fango ai lati, il passaggio in bicicletta che sollevava piccole ali d’acqua e ci faceva sentire in motoscafo.

la pozzanghera del caffè tedesco è un micro mondo mattutino, dove si può stare a guardare qualche minuto, il tempo di realizzare che è tardi, che bisogna ancora far tutto, che siamo ancora in pigiama, che bisogna lavarsi, vestirsi, correre via, che bisogna andare nel mondo dei grandi, quello col computer, le riunioni, le tensioni, le discussioni.

allora si saluta la pozzanghera, si mettono da parte gli stivalini rossi, si fa colazione al volo e si parte.

 (*) “uhm… bellino, ma secondo te lo sanno che cos’è la “mota”?

“boh… non è la prima volta che uso questa parola, ma magari metto un asterisco…”

la mota è il fango. fine dell’asterisco.

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5 risposte a lo zen e l’arte del caffé tedesco

  1. pensierini ha detto:

    Lo sapevamo, lo sapevamo, anche noi non toscani, che la ‘mota’ è il fango. :-) E quando il caffè teTesKo Urendo finisce? Lo comprate alla Coppe? ;-)

  2. AD Blues ha detto:

    Praticamente il caffè teTesco è uguale a quello ammeriGano…
    (schifoso uguale)

    —Alex

  3. smilablomma ha detto:

    mah, credo che mota sia italiano, cioè, non dialetto!
    comunque mi sa che mi sono persa un pezzo: come mai fai il caffè tedesco? hai il tedesco in casa? ah, ho la storia a pezzi, ora mi confondo!

  4. Francesca Merlini ha detto:

    beata te che la mota ti ricprda tutte queste cose, a me ormai fa pensare solo e sempre a Peppa Pig!!!

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