vecchi amori, il kohlrabi

cavolo-rapa

era al supermercato, anche se non credevo fosse stagione, il disco volante con le orecchie.

il kohlrabi ha le foglie di un cavolo e la palla del ravanello, e mi fa ridere da morire, perché spuntano sempre le orecchie dalla borsa, quando si compra.

e dare un morso al kohlrabi mi ha riportato alla scrivania bianca davanti a hans jurgen jaegermeister II, dietro al mio ficus beniamino, con frau patata in agguato alla porta e frau magò che poteva chiamarmi da un momento all’altro.

ho risentito il vento in bicicletta sopra i ponti di dresda e il rumore ovattato del trammino giallo.

il terribile pavé, il cielo lavato e teso di celeste, il cavaliere d’oro che brilla come appena costruito.

con in mano il kohlrabi ho rivisto le terribili pettinature delle frau, le camicione a righe e tropicali portate sopra a pantaloni tagliati alle caviglie e sandali intonati coi calzini.

ho sentito il profumo del ristorante indiano di alaustrasse e ho giocato con la schiuma della radeberger.

ho progettato marmellate di sambuco (holundergelee) e kartoffelnsalad.

la germania è un posto strano, del quale ci si può innamorare tenendo un kohlrabi per le orecchie.

 

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