lo zen e l’arte di annaffiare il giardino

farneta, prima di cena. siamo tutti sparsi per il giardino, mi viene chiesto di annaffiare le piante.

penso a quante volte da bambina l’ho fatto. quante volte l’ho odiato. quante volte ho sperato che finisse presto, per tornare a giocare, a guardare la televisione, a leggere, qualsiasi cosa fosse meglio che annaffiare il giardino seguendo gli ordini di mia madre.

“in abbondanza le piante in vaso e le rose, sulle altre decidi a seconda delle foglie”.

prendo la sistola, stasera mi piace l’idea.

bagno i piedi di chi capita, cominciando dai miei, scalzi e finalmente liberi.

comincio dalle piante in fondo al giardino, c’è una cycas revoluta, me la ricordo, la portai a casa minuscola, appena nata, dall’orto botanico di pisa, regalo del giardiniere che aveva assistito al mio esame di botanica cominciato proprio con le cicadine. accanto alla cycas le camelie, arrivate con gli anni e poco lontano rosmarino, salvia e un fico, il mio amico fico, che verso la fine di agosto consolava la mia tristezza per l’inizio prossimo della scuola con fichi verdi e succosi.

poco lontano la peonia e il glicine, di fronte al nespolo, il leccio e il tasso, che non hanno bisogno di essere annaffiati. non vi racconto del mio abete, che mia madre ha distrutto, perché ancora non l’ho perdonata.

poi la vasca di pietra con le fragoline selvatiche, ottima idea di recente concepimento.

una vecchia carriola con dei gerani perché anche il kitsch deve avere la sua parte, poi si va ai limoni, al mandarino, ai vasi giganti di basilico e prezzemolo.

poi rose, spampanate e spettinate, e il lillà di dresda, che cresce e cresce e pare ieri che era un minuscolo rametto e guarda adesso sembra già un piccolo alberello.

il giro si chiude, con altre rose, verso le amache annodate ai tronchi degli alberi, i piedi si sono rinfrescati, non ho pensato al lavoro, non ho pensato a nulla, a dire la verità, ho solo guardato l’acqua uscire dal tubo di plastica e entrare a modo suo nel terreno, lucidandolo e facendosi strada dove magari non ti aspetti.

si va a tavola, a farneta, mentre il cielo diventa scuro piano piano.

 

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Una risposta a lo zen e l’arte di annaffiare il giardino

  1. Anna ha detto:

    …Posso venire lì, dove si tu, e mettermi in un angolino al fresco, mi porto la sdraietta da casa e anche il panino, non voglio disturbare…ma stare un poco lì… ;-D

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