gattare

(dedicato a O, gatta in convalescenza).

le ho intraviste ieri, coi capelli sparati e gli stinchi secchi d’ordinanza.

le gattare della colonia sotto casa e di molte altre.

le ho salutate, con un cenno della mano, alla quale hanno risposto allegre.

i gatti nel vicolo, il gattorosso in testa, suo fratello nasolungo poco più in là, superstiti della prima cucciolata che ho visto nascere quando sono arrivata qui quattro anni fa, e poi tutti gli altri: il pirata zoppo, che ancora tiene banco e pretende per sé tutte le femmine del circondario, la timida tigrona, mamma dalle gambe corte e dagli occhi increduli, e altri gatti di passaggio, che i gatti sono come i bimbi che all’ora di merenda si fermano dove capita.

il mondo dei gatti e il mondo degli uomini hanno strani canali di comunicazione, che non si aprono per tutti, né per tutti i gatti, né per tutti gli uomini.

occorre capirsi, e il capirsi passa per mondi e vie che non si riescono a decifrare perfettamente, solo si percorrono, come una strada che ogni volta cambia e diventa nuova, per cui non puoi sapere di preciso come fa, solo camminando la scopri.

mi piace credere che i gatti sappiano chi io sia, per lo meno “i miei gatti” (sto immaginando a questo punto priska e frida parlare dei “loro umani”), ma anche loro mi vivono in modo radicalmente diverso.

per frida sono un gioco, molto cibo, uno spettacolo da osservare incredula.

per priska sono il necessario contatto quotidiano, priska mi cerca, mi si mette addosso ed è serena solo se le viene assicurata la presenza fisica delle mie mani.

delle due, solo priska, temo, patirebbe un cambio di casa e di “umani”, per frida sarebbe solo un altro gioco da scoprire.

in fin dei conti che c’è di male, anche noi uomini siamo tutti diversi.

e i gatti della colonia, anche loro ti guardano, ognuno in modo diverso.

diffidenti con tutti, dalle gattare si fanno prendere e accarezzare, loro sono ammesse, grazie anche alla mercanzia portata in dono come marco polo all’imperatore cinese, al misterioso mondo dei gatti di strada.

e così uomini e gatti appartengono a due mondi che si vedono, ma che si appartengono solo in parte, e che si toccano solo in pochi momenti, quando finestre speciali si aprono, collegandoli ora per una zampa, ora per un orecchio, ora per la coda, per poi richiudersi, e rimandare ognuno nel suo mondo, lasciando però ogni volta un pochino di cuore nel mondo dell’altro.

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2 risposte a gattare

  1. AD Blues ha detto:

    Credo che poi non ci sia tanta differenza tra il mondo gatto e quello umano.
    I rapporti anche all’interno del mondo umano si aprono e chiudono allo stesso modo; anche noi siamo completamente aperti verso alcuni umani e diffidenti se non ostili ad altri.

    Il mio credo è che gli umani siano solo gatti sotto mentite spoglie che hanno scelto una vita diversa (peggiore?) dei loro “colleghi” ;)

    —Alex

  2. Valeria ha detto:

    Il gatto ha un segreto. Noi non lo scopriremo mai. Sappiamo solo che ha capito tutto.

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