san gennaro

prima di essere un santo amante degli effetti speciali, san gennaro è il paese dove è nata mia nonna, fra lucca e collodi che è il paese dove invece è nato pinocchio, e le due cose non sono separate, mi piace discendere sia dall’una che dall’altro.

come del resto, per me, “gragnano” non è un posto dove si fa la pasta buona in campania, ma un paese della lucchesia, non lontano da san gennaro.

entrambi i paesini furono fondati nel sedicesimo secolo da napoletani in fuga dal vesuvio.

ma io, questo, da bambina non lo sapevo.

da bambina sapevo delle castagne, degli olivi, del grano, dei campi e della chiesa in cima al cielo, dalla quale si vede il mondo.

da bambina seguivo mia nonna nel giro dei cimiteri, luogo di culto dei morti ma soprattutto dei ricordi, san gennaro, petrognano, tofori, san pietro a vico, non ne perdevamo uno, e su ogni tomba fiori freschi, due chiacchiere, qualche preghiera dai toni lugubri.

ieri sono tornata a san gennaro per uno dei tanti casi della vita, mi sono arrampicata su per la stradina che porta in cima, ho respirato l’aria calda di inizio luglio e ho bevuto il cielo saturo di blu.

ho guardato divertita e invidiosa i bambini al bar leccare ghiacccioli improponibili, e i gatti dormire all’ombra di qualche cespuglio.

ho rivisto gli stinchi secchi di mia nonna, il suo sgranocchiare con evidente goduria il panino con la mortadella appena tagliata guardando il panorama e perdendosi in mille racconti, di lei da piccina, con al collo il sacchetto per cogliere le olive, di lei invitata a mangiare salsiccia e fagioli e siccome era piccina le dettero solo i fagioli, senza la salsiccia, anche se aveva lavorato come gli altri e le salivano agli occhi lacrime di rabbia mentre urlava “io torno a casa, da mia sorella!”

mi diceva che aveva sei anni, quando non le vollero dare la salsiccia alla fine di una giornata passata a raccogliere le olive, e quindi era il 1917, quasi un secolo fa.

una bimba di cento anni fa, che ancora mi sussurra nelle orecchie le sue storie contadine, della scuola, tre anni fatti in fretta, che poi c’era da andare a lavorare, e la trasformazione precoce da bambina a operaia, alla cantoni, dove lavorava tutta la lucca che non lavorava alla manifattura tabacchi.

cento anni ritrovati sotto un sasso a san gennaro.

 

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Una risposta a san gennaro

  1. Fabio Orselli ha detto:

    A volte sei veramente straordinaria…sento ancora gli odori ed i sapori dentro l’armadio dei ricordi,di ciò che narri….veramente i miei complimenti.

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