le chine della giorgia

anche la moglie del signor burberoni, ha le sue storie da raccontare.

la moglie del signor burberoni è la signora piè prudente, così chiamata per la sua abilità, tutta lucchese, di entrare nelle novità col passo del gatto sornione, attratta e insieme spaventata.

e così, due passi avanti e uno indietro, ballerina del valzer della vita, anche la signora piè prudente si è decisa a raccontarmi una storia.

per cui eccovela.

le chine della giorgia erano caramelle, vendute a viareggio una cinquantina di anni fa.

la giorgia era sempre vestita di bianco, a garanzia di pulizia e di qualità, ma era nera come un tizzone e aveva la pelle come quella di santa zita, incartapecorita dal salmastro e dal sole come una lupa di mare.

ed era entrambe le cose, la giorgia, lupa, come può esserlo una vecchia che anno dopo anno ritrovi, uguale a se stessa, all’angolo fra il cinema e la passeggiata, sempre lei, sempre il suo vestito candido, sempre il suo canestro di vimini intrecciati, sempre la sua pelle nera di santa morta da secoli, e di mare, come una bandiera di quelle a sventolare nei bagni, che col tempo si logora senza davvero finire.

la giorgia rimaneva sempre la solita, mentre i ragazzi crescevano, anno dopo anno, mare dopo mare, estate dopo estate.

e ogni anno, il gioco dei primi giorni era andare a vedere se la giorgia fosse ancora lì, come si guarda il molo, la sabbia sottile e i tramonti da cartolina.

la giorgia non deludeva mai.

lei c’era, col vestito bianco e il canestro e le caramelle alla china in vendita davanti al cinema.

chi adesso volesse sentire il sapore delle chine della giorgia dovrebbe trovare il modo di tornarci, in quella viareggio di cinquanta e passa anni fa.

dovrebbe riuscire ad uscire dallo stabilimento balneare fatto di assi di legno tinte di bianco, o marrone, specchiarsi nell’ovale rotondo che permetteva, fra la cabina e la passeggiata, di vedere se il rosso sulle guance stava bene con il luccicare degli occhi, doveva sciacquare i piedi alla fontanina e uscire quasi come se niente fosse stato, con la pelle rossa sotto ai vestiti leggeri delle ragazze dai sandali intrecciati, per mano con le amiche, parlottando in segreto di amori immaginari, o, chissà, anche vissuti, in qualche secondo fra l’anda e rianda delle onde sopra ai piedi, quando col caldo del dopo pranzo i grandi dormono e i ragazzi vivono.

chi volesse sentirlo, il sapore delle chine della giorgia, dovrebbe immaginare se stesso ragazzo, pieno di vento, dovrebbe sentire la pelle rabbrividire al rinfrescare della sera, dovrebbe sentire nella testa una canzone di sergio endrigo, magari la mia preferita, io che amo solo te, e canticchiarsela, immaginando di ballare, mentre invece si dirige verso la giorgia, che con elegantissimi guanti bianchi apre il canestro di vimini intrecciati, tira fuori qualche caramella e la porge, con un sorriso da vecchia santa incartapecorita.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

2 risposte a le chine della giorgia

  1. AD Blues ha detto:

    O le Giorgie son tutte uguali o io me la ricordo che vendeva ciambelline e bonboloni sulla spiaggia…

    —Alex

  2. tiziana ha detto:

    grazie Lucia. che bel ricordo della Viareggio che fu…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...