dal diario di bordo 3 lo zoncolan

il friuli sembra quelle spugne di quando ero piccola, che andavano messe sotto l’acqua del rubinetto per vederle gonfiare.

con le montagne che si vedono in qualche chilometro di strada, qualche regione più tirchia avrebbe potuto fare almeno tre o quattro catene montuose diverse.

“ma con gran pena le reti cala giù!”

diceva la maestra delle elementari.

marittimecoziegraiepenninelepontineretichecarnichegiulie, ripetevamo battendo il piede e sventolando il fiocco azzurro allacciato sotto al mento.

la strada di asfalto sale verso ravascleto, sorpassiamo ciclisti che saluto come eroi d’altri tempi, stanno salendo in bici, loro, mica in pullman.

già…

il pullman…

il secondo giorno i gruppi di vecchietti e le fazioni sono delineati.

il mio preferito, che decido di chiamare “il prudentissimo”, perché porta i pantaloni con la cintura E le bretelle, ha fatto il militare da queste parti e ce lo vuole raccontare, chissà che prova, che pensa, che sente, dei ricordi di più di cinquant’anni fa.

ricordi sprecati, su un pullman così, perché nessuno degli altri lo vuole ascoltare e viene sempre interrotto da moccoli, considerazioni sul tempo e sull’andar di corpo.

io la vorrei sentire, la storia del prudentissimo che fa l’alpino, mi immagino anche il ciuchino con le bretelle ma piano piano rinuncia, borbotta sempre più lentamente, fino a che non si rassegna, si mette a guardare fuori dal finestrino fingendo che alla fine non è che gli importasse poi molto, di raccontare le sue storie.

peccato.

si arriva a ravascleto, un salto in funivia e in cinque minuti siamo in cima al mondo.

ovunque cime aguzze e bluastre, striate di neve, eleganti e perfette.

il vento freddo, il cielo blu, stracci di neve stesi al sole ad asciugare.

dopo una passeggiata e il picnic scelgo il mio posto.

lo voglio sulla riga del traguardo.

perché ho sempre visto il giro d’italia in transito, su una strada veloce, verso casa mia, una freccia multicolore, nella quale non si possono distinguere volti, muscoli e sorrisi.

e allora stavolta voglio essere lì, quando il vincitore alzerà le braccia al cielo.

è ancora l’una del pomeriggio.

l’arrivo è previsto per le cinque.

ci appollaiamo, sarà una lunga attesa.

io ho anche la gazzetta, come tutti i seri sportivi.

in cima al monte ho avvicinato un signore che l’aveva sotto braccio.

“mi sa dire dove si compra? non sono riuscita a trovarla…”

“gliela regalo, io l’ho già letta!”

l’avrei baciato.

ma aveva i baffi troppo lunghi.

alle due arriva chiappucci in bicicletta, “sciapuscì” come lo chiamavano i miei corrispondenti francesi, ma questo è un altro post.

alle tre arriva il vero campione.

un ragazzo, di cui non ricordo il nome, che dopo un incidente in bici ha perso l’uso delle gambe ma che ha voluto lo stesso esserci.

e ha scalato lo zoncolan sulla sedia a rotelle, tutto a braccio, tutto a forza.

col tifo della montagna tutta, curva dopo curva, drizzone dopo drizzone.

alle quattro prende un po’ di sconforto.

ma manca poco.

non piove e quando esce il sole riscalda un poco.

ma solo un poco.

alla fine il collegamento rai e i tornanti della salita diventano la stessa cosa.

e poi si vede, il primo.

australiano, giallo, esausto ma felice, taglia il traguardo.

a seguire tutti gli altri.

è durato un secondo lo stesso, quasi come quando sfrecciano sulla strada, che non puoi vedere nulla.

ma un secondo bellissimo.

 

 

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Una risposta a dal diario di bordo 3 lo zoncolan

  1. AD Blues ha detto:

    Il Kaiser a mano in sedia a rotelle!
    Che ganzo!!!

    —Alex

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