dal diario di bordo 1

si parte un quarto alle sei, da porta san pietro, occhi cisposi, meteo imprevedibile, zaino gonfio di tutte le eventuali possibilità: pile pesante, maglietta leggera, giacca a vento, occhiali da sole.

si sale sul pullman, i posti assegnati sono in fondo, in penultima fila.

salgo dalla porta anteriore e subito mi sento brigitte bardot.

una selva di occhi di vecchi, luccicanti e sorridenti mi guarda come se fossi l’unica donna sulla terra. realizzo in un secondo che il cliente medio di questo tipo di viaggio (ti piglio col pullman, ti porto in capo al mondo e il giorno dopo ti riporto a casa) è vecchio stravecchio, nella fattispecie, trattandosi di ciclismo vecchio e maschio. cinquanta nonni che mi guardano tutti insieme.

sento che sarà un viaggio straordinario.

il gruppo storico viene da camigliano, con loro impareremo moccoli fantasiosi, avremo lezioni di conversazione fra gentiluomini e sane considerazioni alle quali si arriva solo dopo un robusto dottorato in bar.

alcuni esempi:

si affaccia nel corridoio un amico che non vedevano da tempo. salutano.

“oh! virgilio! un sei anco morto!?”

(traduzione: caro amico mio, come stai?)

risposta pronta:

“oh, bada chi c’è! come va? m’hanno detto un bevi più!”

(risposta mesta) “eh sì, è vero…”

“sie, un bevi più… quando un ce l’hai!”

dopo i primi convenevoli la conversazione passa su cibo e viaggi, in fin dei conti è tutta gente di mondo, che col pullman ha visto un sacco di posti.

“son istato anco dieci giorni a parigi, ma un ci torno mia! il mangià fa schifo, ioccane!”

(nota del traduttore: le “d” ai moccoli sono tolte per carità di patria, ma presenti assolutamente nell’originale).

“e invece a vienna! a vienna fa proprio oncà, ioccane!”

“in cecoslovacchia la carne sarebbe anco bona, ma ci mettin su tutte velle sbiasciate, ioccane!”

i moccoli fanno parte della frase come punteggiatura, sostituiscono ora il punto esclamativo, ora la virgola, ora i puntini di sospensione.

“iomaiattile” eletto vincitore del premio della critica.

alle nove si scende.

pausa.

pipì (per una volta al bagno degli uomini c’è molta più fila che a quello delle donne), brioscia e cappuccino.

poi si torna al pullman.

demoni di vecchietti.

vecchietti un piffero.

un tavolino da picnic, un sacco di carta gialla con dentro tre o quattro pani, un fiasco di vino e un metro di salsicce.

altro che brioscia e cappuccino.

la via per bassano adesso è dritta, fra poco si arriva e inizia il nostro giro.

 

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3 risposte a dal diario di bordo 1

  1. marcoghibellino ha detto:

    Non racconatre ste cose Lucia che Malvaldi si eccita ^__*

  2. AD Blues ha detto:

    Non l’avevo mica capito che era un viaggio organizzato!

    —Alex

    PS = ma ti hanno venduto pure le pentole? ;)

  3. Pingback: di nuovo pensando al giro d’italia | letteredalucca

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