Storiella

e così l’ho fatto, il salto di qualità.

per il mio compleanno mi sono fatta regalare le scarpe con gli attacchi per la bicicletta.

e anche HDC se ne è comprate un paio.

venerdì sera, dopo una lunga settimana, il progetto è stato portato a compimento.

pantaloncini, maglietta, casco, guanti, scarpe nuove e bicicletta.

mentre il sole di fine maggio rendeva dolce l’aria di piazza antelminelli, due adulti, più di ottantanni in due, parevano appena aver levato le ruotine.

seduti sugli scalini della cattedrale, con un pochino di vento, una brugola in una mano, una scarpa nell’altra.

e in un secondo si è di nuovo davvero bambini, è di nuovo vacanze da scuola, di nuovo bicicletta, morca, attrezzi e ginocchia all’altezza del naso.

più pedalo e più credo di capire che un ciclista è essenzialmente un bambino cresciuto, che ha ancora voglia di oliare una catena, stringere un freno, cambiare una camera d’aria o sputarci sopra per trovare il buco.

da bambina questo era il lavoro di marco.

perché io non ero mica buona, a cambiare la camera d’aria o a fare cose del genere.

così guardavo ammirata la sapienza meccanica del bambino mio vicino di casa, in grado di aggiustarsi la bici in un lampo e poi saltarci sopra, facendo con la bocca lo stesso rumore delle moto dei chips.

stavolta, sugli scalini di piazza antelminelli, da sola ho spostato gli attacchi, incurante delle facce perplesse dei turisti che mi guardavano in calzini, da sola ho allentato quelli sui pedali, per rendere più semplice lo stacco e il riattacco, da sola sono partita con una scarpa attaccata e una no, perché si sa, il lucchese è focoso ma prudente.

i primi giri della fontana sono stati spaventosi.

i secondi esaltanti.

il sole, il fine settimana appena iniziato, mille progetti, intanto la bici, poi la sera piscina e l’indomani al mare, al mare sicuramente.

con coraggio mi sono spinta ad attaccare anche l’altro.

coi piedi bloccati ho pianificato l’atterraggio neanche stessi pilotando un boeing.

mi sono diretta verso gli scalini.

da dove ero partita.

senza capire in realtà.

e poi capendo all’improvviso.

che avrei visto il bianchissimo marmo da molto vicino, perché i piedi non volevano saperne di staccarsi.

dietro di me anche HDC capisce di cadere.

cadiamo entrambi, spaventati ma incolumi, dopo qualche secondo anche divertiti.

un ginocchio sbucciato è il minimo che possa succedere, se si decide di tornare bambini.

a farneta, a cadere dalla bicicletta, nel ginocchio entravano piccoli sassolini aguzzi, che lasciavano una crosta di sangue simile a cartavetra, che se ne andava lasciando un pezzettino di pelle meno abbronzato del resto, lasciando, fino all’autunno, la traccia dell’eroica caduta.

e così, come a farneta, l’unica cosa da fare è stata rimettersi in bicicletta, provare di nuovo, cercando di non pensare al ginocchio ammaccato, o alla paura provata, cercando solo di ritrovare il vento giusto, come in una barca.

pedalare con le scarpe attaccate alla bici aumenta l’idea del centauro, di un complesso unico, uomo-ruote che può andare dove vuole e per quanto tempo vuole.

pedalare con le scarpe attaccate fa studiare anche il movimento a salire, che prima non esisteva, che prima non si sapeva neanche che si potesse fare.

pedalare con le scarpe attaccate è diverso, e bellissimo.

sì.

e così adesso sono qui, è domenica sera, non siamo andati al mare, e neanche in piscina, perché come ci hanno detto tutti “con gli attacchi cadrete almeno due volte” e la seconda è stata meno fortunata della prima per HDC, che ora sfoggia un grazioso braccio di gesso, per fortuna il sinistro.

se portate un pennarello potete farci la firma sopra…

 

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6 risposte a Storiella

  1. AD Blues ha detto:

    Nooooo!
    Povero HDC!
    Mi dispiace parecchio, vuol dire che andrò a comprare un pennarello.

    —Alex

  2. cugifà ha detto:

    bravo Bishero!!! TF

  3. Gianc. ha detto:

    pedalando a salire (e a spingere, e a tirare) scoprirai muscoli di cui ignoravi totalmente l’esistenza.
    Occhio alle scarpette solidali coi pedali, nulla e’ piu’ umiliante che cadere come un sol pezzo su un macchione di ortiche o di rovi… l’esperienza insegna che le due cose non sono mutuamente esclusive…

  4. gipo ha detto:

    ma povero!!
    auguri di pronta guarigione! per quanto ne avrà?

  5. Cugilé ha detto:

    Poverino!!!!! Forse era meglio provare sugli spalti delle Mura sull’erba!!!!!

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