antropologia del troiantropo

max greggio mi perdonerà se prendo in prestito il troiantropo e lo faccio mio, ma un nome più azzeccato non esiste.

il troiantropo che vi andrò a descrivere oggi è “l’omo che resta a casa quando la moglie è in trasferta”, che per brevità chiameremo “troiantropo”, per l’appunto.

il troiantropo viene fuori quando la porta di casa è chiusa da pochi minuti e comporta la seguente trasformazione: tuta incollata col vinavil, barba incolta, computer acceso sul lavoro da fare, ciabatte.

il troiantropo ritorna alla fase di cacciatore raccoglitore, in quanto dimentico di supermercati e alimentari, decide di sopravvivere mangiando piano piano quello che prima contiene il frigo, poi la dispensa. se la dispensa contiene solo legumi in scatola la cosa potrebbe rappresentare un problema una volta ritornato alla vita normale, ma questo, il troiantropo, non lo sa.

a volte, nella versione “raffinatissimo chef” il troiantropo si può cucinare la famosa e celeberrima “pasta al frigo”: fatta con tutto quello che sta per scadere o del quale è rimasto un culino.

la pasta al frigo è sempre una sorpresa, e ha forti influenze stagionali, un po’ come la zuppa alla frantoiana, insomma.

il troiantropo si riduce in questo stato per ottimizzare le ore di lavoro, si porta il cibo in una ciotola davanti a un file particolarmente incasinato, e ci passa la giornata fino a notte fonda.

come gli speleologi nelle caverne perde il concetto del tempo e dell’alternanza giorno-notte.

capita di telefonare, infatti, al troiantropo, verso le quattro del pomeriggio e sentirgli dire “sì, certo che mangio! ho l’acqua sul fuoco!” e tu non capisci se sta posticipando il pranzo, anticipando la cena o se ti piglia per il culo.

il troiantropo se è in inverno, a star fermo immobile davanti al computer congela e quindi si ficca in testa quel che trova, generalmente un berrettino di cotone alla moni ovadia e addosso un vecchio poncho, che se qualcuno piomba in casa all’improvviso ha l’impressione di vedere garibaldi in visita a una sinagoga.

se è estate porta magliette di superman, di jeeg robot d’acciaio o di fava di lesso, a seconda dell’argomento che deve affrontare.

dieci minuti prima del ritorno della moglie, il troiantropo incenerirà i vestiti, si cospargerà di DDT e verrà reso al mondo da una doccia purificatrice.

resteranno per casa a imperitura memoria le ciabatte marocchine e la forma delle chiappe sul cuscino della sedia del computer.

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7 risposte a antropologia del troiantropo

  1. AD Blues ha detto:

    È forse una storia di vita vissuta?
    Magari da un geotrogolo di mia conoscenza?

    :D

    —Alex

  2. Megant ha detto:

    Allora non è solo il mio eh…
    Non so se la cosa mi consola o mi atterrisce ancora di più…
    :)

  3. zundapp ha detto:

    cos’è, mi hai spiato?

  4. stefafra ha detto:

    dai ragazze che non é che quando siamo noi a casa da sole troiantropizziamo meno….io al posto della pasta al frigo ho il “riso al fondo di armadio di cucina”, con scatoletta random… ;-)

  5. stefafra ha detto:

    comunque la visione “moni ovadia incrociato con garibaldi” mi ha fatto venire in mente mio padre quando si avvoltolava in un mio vecchio mantellone multicolore per pisolare sul divano, che mia madre ha la capacitá innata di “dimenticarsi” di chiudere le finestre anche in pieno inverno..

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