perseverare diabolicum

per una volta esco in orario dal lavoro.

e splende il sole.

con thelma ci avviamo verso casa, ognuna presa dalle proprie emergenze.

tanto oggi è quasi presto, ci incastra di fare un sacco di cose…

un dolce per domani al lavoro, una cena fatta con tutti i crismi, che i carciofi in frigo si stanno annoiando da giorni, e poi scrivere, magari, e coccolare il gatto, magari, anche in stereo, visto che sono due.

“io faccio tardi al lavoro, ci si vede direttamente a casa” mi dice HDC.

e allora scendo dalla macchina, un bacio a thelma e via verso il fillungo.

lungo la strada penso al dolce da fare.

magari tante piccole crostatine.

forse dei muffin all’arancia.

biscotti?

passeggio e il sole illumina i muri della città, il cielo si accende di un blu eccezionale, pare un dispetto, ora che è lunedì, ma va bene lo stesso, mi accontento anche di un sole usato.

arrivo verso casa, metto le mani in borsa.

il portaocchiali con dentro gli occhiali da sole.

no.

il portaocchiali con dentro gli occhiali da sole non graduati.

no.

astuccio con tagliaunghie e altri ammennicoli da femmina.

no.

badge aziendale.

no.

macchinina trovata al mare.

no.

sorpresina ovino kinder con dentro paperino che tira un calcio a un pallone.

no.

lucidalabbra comprato in un delirio di femminitudine e mai usato ma resta in borsa che non si sa mai.

no.

burro di cacao labello tutto sabbioso.

no.

mi siedo sugli scalini del portone.

per sicurezza ribalto la borsa, esce della sabbia e un coriandolo.

no.

niente chiavi.

eccheccavolo.

mi guardo intorno.

l’arancio profuma di primavera.

i limoni gli fanno compagnia.

il gatto rosso dorme al sole.

sono chiusa fuori casa.

pazienza.

il mondo è così bello, fuori casa, il dolce lo farò più tardi.

e lucca sorride e io con lei, mentre si asciuga i capelli dal fine settimana piovoso.

e tira vento e gli vado dietro, fino in piazza san michele, dove il bianco è bianco, il blu è blu.2014-05-05 19.33.08

 

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Una risposta a perseverare diabolicum

  1. Gianluca ha detto:

    Maggio….tanti anni fa….esco dalla palestra Bacchettoni….sono un ragazzino in bicicletta che ha appena finito l’allenamento di pallacanestro. La luce che filtra tra gli alberi sulle mura mi cattura, mi chiama. Invece che tagliare per il centro decido di passare dalle mura per arrivare a San Concordio. Anche quel giorno aveva piovuto al mattino; una pioggia rabbiosa e pesante che fino all’ultimo aveva messo in dubbio la pedalata fino all’allenamento.
    Ma quando esco dalla Bacchettoni e salgo sulle mura…..sono un ragazzino, ma gli occhi e il cuore vedono e sentono bene. Hai presente l’odore dell’erba bagnata? L’odore dell’aria che si asciuga dopo la pioggia? Pedalo lentamente, quando arrivo arrivo. Qualche pozzanghera, le ruote che si intingono nell’acqua come una stilografica nell’inchiostro e mi fanno lasciare una traccia che resterà unica, per sempre, sulla strada e nel mio cuore. Un ricordo rimasto lì per anni….e adesso il bianco e blu della tua foto lo ha rispolverato, lo ha lucidato. Non ho pianto di commozione quel giorno, ero un ragazzino con la borsa sulla bici, piango oggi però e non voglio fermare il ricordo che gira, gira, gira….come le ruote della mia Bianchi, verde ovviamente.
    Gianluca

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