cronaca di una vittoria

lucca, venticinque aprile, mattina presto.

lucettina si sveglia con la voglia bruciante di andare in bici. troppi giorni di pioggia e di lavoro sulle spalle, troppa polvere addosso, troppa voglia di muoversi.

per lucettina il venticinque di aprile è una data importante, il suo personale e pubblico sacro altare laico.

il venticinque aprile, lucettina si concede la sua dose annuale di patriottismo, commozione civile, groppo in gola.

il pensiero di quello che è stato, di quello che è diventato la commuove ogni anno, pensa ai ragazzi giovani molto o poco più di lei, alle donne e agli uomini che hanno combattuto per farla vivere in un paese libero e la cosa, ogni anno, la commuove come è giusto che sia.

per cui, oltre alla voglia di andare in bici, lucettina vuole una sola altra cosa: andare per tempo e con la bandiera, alle manifestazioni della sua città, rinnovare la tessera dell’ANPI e passeggiare per lucca con la bandiera sulle spalle.

decide di fare entrambe le cose, se parte per tempo, due ore di bici, una doccia bollente e fuori, con la bandiera contro il sole.

la bandiera di casa sventola già alla finestra, decide che al ritorno ne comprerà un’altra, per mettersela addosso.

lungo la via del parco fluviale decidono la meta.

lucettina ha voglia di osare.

“stabbiano? so che è una salita difficile, ma se vedo che non ce la faccio si torna indietro, ci stai?”

HDC accetta. non è quasi mai stato a stabbiano, forse una volta in macchina e non ricorda.

lucettina la conosce bene, invece, è cresciuta lì intorno, a stabbiano ci andava spesso da piccola, in macchina o a piedi, mai in bicicletta.

prova a ripetersi come un mantra che se non ce la fa non sarà grave, che può tornare indietro, non sarà difficile, tornare indietro, basta solo trovare il coraggio di dire “basta, non ce la faccio, torniamo indietro”.

già. basta solo quel coraggio lì.

sulla strada che porta a farneta lucettina ha voglia di sentire il freddo sulle braccia scoperte, ha voglia e bisogno di aria fresca, pedala veloce, con liberazione, sarà per il giorno di festa, sarà perché è stanca di pensare e basta.

“cerca di non finire adesso tutte le energie…” si raccomanda HDC, gallinella saggia.

lucettina non sente ragioni. cambio al massimo della velocità, pedale duro ma felice, vola verso farneta.

in via per chiatri ripensa a se stessa bambina, le capita ogni volta che passa da lì, perché lì c’è la casa della sua maestra elementare, le case delle bambine che con lei andavano a scuola e con le quali non legava, non poteva, non voleva.

dietro la fila ordinata delle villette i campi gialli di ranuncoli fioriti, davanti a lei la salita di stabbiano.

respira.

parte.

dopo le prime curve un signore in bici da corsa la supera, lei prova a scherzare, col poco fiato che ha. lui la incoraggia. “sali piano piano, mi raccomando, piano piano!”

lei sorride, in qualche modo le piace sentirsi parte della comunità dei ciclisti e in salita ci si sente anche più in diritto di farlo.

in lontananza vede una curva che conosce bene.

è una curva dalla quale, se le giornate sono limpide, si vede la torre di pisa, nell’incavo dei monti che separano le città nemiche.

c’è stata milioni di volte, a vedere pisa dalla curva di stabbiano.

“va bene, vedo se riesco ad arrivare alla curva di pisa”.

si dice.

ma le gambe improvvisamente cedono.

il fiato la morde, i polmoni smettono di collaborare.

oddio.

non ce la faccio.

pensa.

muoio.

pensa.

e neanche alla curva di pisa.

merda.

decide di arrivarci lo stesso, alla curva di pisa.

un giro dopo l’altro, come se le ruote fossero diventate quadrate.

arrivata mette i piedi in terra e le puppe sul manubrio.

farfuglia qualcosa del tipo “va bene, ci ho provato, torno indietro, non ce la faccio, non ce la faccio”.

pensa al post sul suo blogghino, pensa al titolo, lo chiamerà “una dignitosa sconfitta”, parlerà dei profumi della strada, non della fatica che brucia, parlerà della casa del bomber della lucchese, il capitano mio capitano tony carruezzo, parlerà di quando da piccola, veniva fin lì a fare la befana sull’ape di gabriele, ma glisserà sulla distanza enorme fra la curva di pisa e l’arrivo ipotetico.

mentre pensa queste cose sente il fiato che ritorna.

beve.

vede passare due ciclisti, che in salita vanno forti come lei in discesa.

decide che forse potrebbe riprovarci di nuovo, non tornare indietro, ma continuare a salire. tanto se poi non ce la fa, può comunque tornare indietro dalla prossima curva.

va bene, pensa, sul blogghino parlerò di questi fiori, di questi cigli di strada fatti di erba e di sassi, di profumo di pino, di vento e di sudore, e la sconfitta sarà meno dura, se la vestirò di ironia.

e mentre sceglie rapporti sempre più leggeri pensa che non deve guardare avanti, pensa alla riga bianca e alle sue imperfezioni, pensa che sarebbe meglio se la facessero finita, gli altri ciclisti, di passare da lì, preferirebbe forse essere sola, ma ogni passante è un sorriso, per lei, che non ha neanche il fiato per respirare.

e poi finiscono anche i rapporti della bici e si scopre a dirsi “fanculo, ora ci sono io da sola”

e poi decide di nuovo di fermarsi, scoppia, pensa di morire, si ferma e riparte, si ferma di nuovo e di nuovo riparte.

e poi lo vede, un cartello blu, con scritto “stabbiano”.

e porta la bici a mano, su per la strada acciottolata verso la chiesa, con le gambe tremanti, un sorriso di gioia, la voglia di urlare.

è arrivata.

il blogghino avrà un altro titolo, potrà parlare della volta che è arrivata a stabbiano.

e dopo qualche minuto in cima, a guardare il panorama, scendere a rotta di collo, per sentire davvero il freddo bloccare la pancia, poco importa, è calda come una locomotiva, rosa come un porcello, felice come una bimba.

arriva a lucca, compra una bandiera tricolore, va a casa con quella sulle spalle.

campione d’italia, campione del mondo, campione d’aprile.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

5 risposte a cronaca di una vittoria

  1. AD Blues ha detto:

    Mentre ti leggevo mi è venuto il fiatone ed il mal di gambe!

    —Alex

  2. meme ha detto:

    come descrivi tu le cose, non ci riesce nessuno… ma soprattutto come riesci a descrivere situazioni in cui anche io spesso e volentieri mi imbatto non ci riesce davvero nessuno… fantastica!

  3. laperfezionestanca ha detto:

    E HDC nel frattempo che faceva? Lasciato ai piedi della salita o fra quelli che ti superavano?

  4. letteredalucca ha detto:

    faceva il tifo! :) un po’ davanti, un po’ dietro, un po’ accanto. con pazienza.

  5. Graziella ha detto:

    Bravissima :) !!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...