grazie

non mi piacciono i coccodrilli e i necrologi, e so anche che tutti dobbiamo morire.

ma ho in tasca un sassolino bianco, raccolto alle cave domenica scorsa, e se potessi lo porterei alla tomba di marquez, per dirgli grazie, grazie dei giorni e dei sogni passati insieme.

quando muore un grande scrittore lascia dietro di sé una folla di personaggi immortali, che resteranno per sempre, indaffarati nelle loro quotidiane faccende.

la candida erendira, l’angelo dalle ali di corvo che cadde nel pollaio, la grande ursula, melquiades e la sua dentiera, il generale bolivar che tanto mi faceva pensare a garibaldi, il feroce dittatore dal testicolo ernioso, identico per ferocia e meschinità al piccolo caudillo di milano due, i pesciolini d’oro forgiati dal colonnello aureliano, col quale sarei fuggita anche in capo al mondo, da dove, in effetti veniva lui, le donne dalla pelle liscia che dormono nelle amache, la pioggia bollente, il caldo feroce.

leggevo sempre d’estate marquez, per sentire con loro il caldo anche io, e essere più a macondo possibile.

a macondo, dove gli zingari portavano le novità che nel resto del mondo erano note da secoli e che macondo ignorava, a macondo, dove una volta accadde di dover scrivere i nomi delle cose, perché la gente dimenticava tutto.

macondo, luogo di ferocia e di passioni, di uomini gloriosi e miseri, buoni e cattivi, sciocchi e intelligenti.

un mondo infinito, pieno di storie che generano storie, esattamente come la vita e tutto contenuto prima nella testa di un solo uomo, e adesso in tutti noi, come in un big bang delle storie, dopo il quale siamo tutti più ricchi.

grazie per averci dato un mondo da scoprire.

la mia preghiera sarà continuare a leggere.

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Una risposta a grazie

  1. AD Blues ha detto:

    Beh, in fondo in fondo c’è di buono che i grandi autori non muoiono mai perché appunto continuano a vivere nei loro personaggi e nelle loro storie.
    Unico disappunto è che non potranno regalarcene di nuove.

    —Alex

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