mercato

nella mia città è rimasto un relitto di mercato coperto.

qualche banco, di frutta e di verdura, un pescivendolo, un macellaio, e un bar, resistono temerari come naufraghi su un’isola deserta.

da bambina quel posto era per me il giardino dell’eden mescolato con un girone infernale.

le sensazioni che davano i profumi della frutta, mescolati al parmigiano, alla verdura, al fresco del cemento del pavimento insieme a quelle dei polli e conigli appesi, spellati e pronti per essere comprati mi regalavano un misto di piacere e terrore, di curiosità e paura.

c’era una signora, fra i banchi della frutta, che mi regalava sempre un mandarino, mentre baloccavo e mia madre comprava qualcosa.

lo mangiavo con calma, mettendo i semi nella mano, riempiendola fino a scoppiare, la mano ancora troppo piccola e il mandarino con almeno due o tre semi per ogni spicchio.

poi piano piano quel posto è morto, la città con lui, diventata un posto da pattine ai piedi, giustamente chiusa alle macchine ma incapace di portare dentro con un servizio di trasporti decente, gente interessata a comprare qualcosa che non siano mutande, trucchi a poche lire, maglioncini o sali da bagno.

una città finta, e un mercato, che è un posto vero, in una città finta non poteva che morire piano piano.

chi deve comprare cose da mangiare va a un supermercato.

adesso il comune vuole provare a mettere prodotti tipici e filiera corta, nel mercato di un tempo e a me pare una bella idea.

ma non è, secondo me, cosa ci metteranno, a fare la differenza, è come riusciranno a portarci le persone, nel cuore della città, visto che il servizio di trasporto pubblico è stato attentamente smantellato negli ultimi venti anni.

come convinceranno le persone a venire a comprare cose da trasportare in sacchi e sacchetti, se ci sarà una mezza navetta scalcagnata ogni ora che va solo in due direzioni?

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Una risposta a mercato

  1. AD Blues ha detto:

    Non sottovalutare la potenza di attrazione del “km 0” e della cosiddetta “filiera corta” concetti di gran moda oggigiorno.

    Comunque lodevole che questi spazi non vengano persi per sempre.

    —Alex

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