fuga per la vittoria

lucca, sette e quaranta, porta santa maria.

la testa piena di pensieri, vuota di voglia di affrontare la giornata.

la colazione che rigira nello stomaco, anche lei poco entusiasta di quello che l’aspetta, esattamente come me.

le signore del piedibus aspettano i bimbi pazienti all’imbocco della porta.

io sono in anticipo di cinque minuti, pedalo in bici, direzione appuntamento consueto con thelma per andare al lavoro.

decido che quei cinque minuti sono ancora miei.

invece di chiudere la bici prendo su per le mura, la salitella è proprio alla mia sinistra.

mi fanno la ola i ranuncoli del poggio rinvigorito dalla primavera, raggiungo i cani legati ai padroni e i padroni legati ai cani, come centauri cittadini.

arrivo sulle mura, prendo la direzione di palazzo pfanner, per vedere dalla mia posizione preferita quella che da sempre sogno come casa mia (non il palazzo, il rudere accanto).

la saluto al volo, nel giardino del palazzo hanno acceso la fontana, grazie, molto gentili.

i platani rimettono le foglie, come i bimbi quando da tanto non vanno dal barbiere.

passano i vecchi a passeggio, chissà perché i vecchi non dormono fino a tardi…

respiro i miei cinque minuti di vacanza, sono felice, sono i miei assoluti, totali meravigliosi, cinque minuti di libertà.

giro la bici, riprendo la discesina, lego ruote e telaio al portabiciclette, e i capelli dentro al gommino di stoffa nera.

ora posso anche andare al lavoro.

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