Jude

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Il museo della shoa è un colpo al cuore che non si può evitare.

Prende l’anima e ne mangia un pezzetto.

È così che deve essere, è quello che deve fare.

Muove la rabbia, la pena, la tristezza, l’incredulità.

Vedere il rotolo giallo, di stoffa riempita di stelle, ognuna con al centro una scritta “Jude” pronte da ritagliare e appuntare sul petto, medaglie del martirio non voluto, segno evidente della condanna prossima ventura, vedere il rotolo e pensare all’operaia tessile che quel rotolo ha prodotto, stampato,  o tagliato, provare a mettersi nella sua testa, nella sua pancia, nel suo cuore.

Pensare a quello che adesso, nel mondo più piccolo della globalizzazione, accade nel nostro silenzio, uguale a quello dell’operaia delle stelle gialle, pensare ai nostri nipoti, a una mostra sui barconi della morte, che guardando una nostra foto pensano “eppure era gente come noi, sapeva, conosceva, come ha potuto non guardare, non vedere, non fare nulla?”

Quello che la visita a quel museo lascia dentro è un potente mai più, è la voglia di vedere, guardare, conoscere e combattere le ingiustizie di questo mondo che ancora non ha imparato.

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4 risposte a Jude

  1. AD Blues ha detto:

    Io forse sono più cinico di te.
    Io credo che i musei come questo smuovono solo le coscienze già smosse.
    Chi continua a predicare di sparare sui barconi dei disperati, chi professa a gran voce “io non sono xenofobo ma…” non si smuoverà davanti a nulla.

    Poi ovviamente è giusto perpetrare la memoria di questi eventi tremendi perché dimenticare non sarebbe peggio di giustificare.

    —Alex

    • letteredalucca ha detto:

      L’operaia che ha fatto la pezzata di stoffa per le stelle gialle sicuramente non predicava di sparare sgli ebrei, era solo una delle tante, silenziose figure che hanno lasciato che accadesse. Quante silenziose figure incontriamo ogni giorno? Quanto NOI siamo silenziose figure?

      • AD Blues ha detto:

        Appunto, chi oggi rimane silenzioso, indifferente, non credo venga smosso facilmente dalla sua indifferenza.
        Poi esistono diverse sfumature d’indifferenza…

        —Alex

  2. laperfezionestanca ha detto:

    Lo stridore dei volti d’acciaio dell’installazione Shalechet è il suono del terrore, nessuno può rimanere indifferente.

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