passaggi di stato

uscita dal lavoro come una corda di violino mi sono infilata in piscina.

una lunga doccia, il costume e una cuffia plissettata da vecchia signora.

e la vasca delle bolle.

piano piano provo a lasciar andare un muscolo dopo l’altro. lascio galleggiare le gambe, lascio che i pensieri si sciolgano via nell’acqua.

guardo la struttura di vetro e metallo sopra di me, grandi rettangoli bianchi del residuo di luce serale, sta facendo sera, con quella punta di amaro struggente dei crepuscoli di mezza stagione.

in piscina non c’è quasi nessuno, nelle bolle solo io.

le spalle si abbandonano e lascio che l’acqua mi entri nelle orecchie, col suo rumore artificiale di cascata.

mi immagino foca sugli scogli polari, tartaruga al sole, cane che dorme sul molo del mare, gatto sul ramo di un albero.

una musica mi richiama alla realtà.

la lezione di acqua gym sta iniziando.

recupero gli arti sparsi ovunque e vado.

alla fine di una lezione particolarmente impegnativa decido che voglio tornare ad essere cane, gatto, foca e tartaruga.

per cui, uscendo, non vado a cambiarmi, ma mi infilo nella spa.

la spa della palestra non è proprio come la sauna tedesca.

è più una cosa alla lucchese: tutti col costume (una sauna nudi a lucca e verrebbero giù i muri), quasi nessuno rispetta la regola del parlare a voce molto bassa, è una specie di via fillungo acquatica.

ma ieri non c’era praticamente nessuno.

entro nel bagno turco e decido che potrei anche passare lì la notte.

una musica dolce, luci soffuse, l’aria satura di vapore.

chiudo gli occhi.

rilasso la schiena.

ogni tentativo della giornata di tornarmi alla mente fallisce miseramente, troppa la voglia di lavare la testa dal di dentro.

un secondo prima di addormentarmi esco per un té sulla sdraio.

rossa, bollita, rallentata, piano piano decido che posso anche uscire e tornare nel mondo.

esco dalla spa, passo il corridoio e apro la porta dello spogliatoio.

una selva di culi di donne, phon accesi, borsoni, scarpe sparse e chiacchiere mi ricorda che c’è anche il mondo quello con la gente dentro.

va bene così, ora posso anche tornarci, nel mondo.

stamani al lavoro mi ricorderò che sono stata cane, gatto, foca e tartaruga.

 

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