alle otto e mezzo

lucca, imbrunire, passo in bicicletta velocemente sopra i sanpietrini di via fillungo, ho fatto tardi al lavoro, voglia di andare a casa alla svelta.

una figura maschile davanti san frediano attira la mia attenzione, sta aspettando.

non so cosa.

poi sento un tocco di campana, l’uomo, al segnale, si tocca il petto in segno di saluto, come ho sempre visto fare ai miei amici marocchini.

so che dietro piazza san frediano c’è un luogo di culto musulmano, seminascosto, come quasi tutto quello che non è consueto, a lucca.

mi chiedo se il tocco di campana venga dalla basilica, ma non l’avevo mai sentito prima, o se non venga più facilmente dalla micromoschea.

me ne chiedo anche il significato, perché alle otto e mezzo, perché un’attesa così concentrata.

lo ignoro.

mi piace pensare che nella mia città qualcuno preghi il suo dio guardando in direzione della chiesa di un altro, come in subaffitto.

mi ricorda quando sbagliai candela e invece che a santa lucia l’accesi a san michele.

ricordo la risposta di mia nonna: “tanto poi tra loro lo sanno, di chi sono”.

domenica sono andata a bologna e sono entrata a vedere la cattedrale di san pietro.

come in tutte le chiese aveva i suoi altari laterali, le sue madonne e i cristi in quantità.

mi ha fatto tenerezza pensare al bisogno di politeismo dell’uomo.

al bisogno di materialità, di candele accese, di inginocchiatoi, di cercare un signore onnipotente ma che se per caso dà una mano anche santa genoveffa va bene uguale.

mia nonna quando passava davanti a una chiesa o a un camposanto si faceva il segno della croce.

era il suo modo per salutare qualcosa che non poteva vedere ma della quale sentiva la mancanza.

era il suo modo per incarnare il suo bisogno di dio.

spesso mi sono chiesta perché desiderare un signore, una potenza davanti alla quale tremino le ginocchia al punto da caderci sopra, davanti alla quale chinare il capo, chiedere pietà e accendere candele.

non mi so dare una risposta, guardo il ganesh regalatomi in india e che sta in sala da pranzo e mi pare che ganesh, o santa brigida, o cunegonda o san cirillo, o la madonna del rosario, quella del bastone, quella che allatta, quella che spolvera, corrispondano tutte alla stessa medesima esigenza: materializzare quello che non si riesce a vedere, crearsi divinità aggiuntive, oltre a quel famoso dio onnipotente, per vedere se possono dare una mano e perché, alla fine, dopo millenni, siamo ancora con zeus, era e giunone nell’alto dell’olimpo.

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