lettere (dedicato a jane pancrazia cole)

(la mia blogger preferita, fra l’altro).

al mercatino delle cianfrusaglie, in piazza san martino, vicino alla fontana rotonda, quella sulla quale facevo i miei esercizi di equilibrista circense da bambina, fra i banchetti con i samovar, vecchie credenze di noce o presunte tali, antiche mignonettes di liquore perfette per alcolizzare vecchie zie dalla borsetta di pelle lucida e la cipria abbondantemente distribuita sui baffetti sotto al naso, c’era anche un banchetto con vecchie lettere sparse per terra.

lettere giganti, che facevano sicuramente parte di un’insegna notturna, della quale non era più possibile stabilire il nome, sicuramente la parola “HOTEL” perché tutte le lettere erano presenti, pur sparse, ma anche il nome doveva esserci un tempo, perché il totale rendeva una cosa del tipo “H L T A O E N”.

tolta “hotel” restavano quindi una a, e una n che sicuramente facevano parte del vecchio nome e poi lettere più piccole, dal carattere completamente diverso: le grandi gialle e gigantesche, le piccole blu e bianche. neanche nelle lettere piccole si poteva leggere nulla, solo una B, una R, una N e una T.

lo stile e l’accostamento mi avevano subito trasportato in una cittadina di mare, di quelle abbandonate d’inverno, tipo tirrenia, o tonfano, di quelle dalla doppia vita, come un integerrimo e bigotto signore che di giorno va a messa e di notte scappi alla ricerca di trans lussuriosi.

mi sono immaginata l’hotel a mezza pensione, di quelli nei quali la colazione è fredda marmata e ti danno le fette biscottate chiuse a due a due e certe marmellate in vaschette piccole ai gusti dolcissimi di ciliegia o fragola o pesca, quando va bene.

mi sono immaginata gli aghi dei pini, in terra, spostati dal vento, mescolati alla sabbia dei piedi, sui vialetti scalcinati intervallati dal pitosforo fiorito, che profuma di nuovo qualsiasi vacanza, e l’insegna, illuminata di notte solo a metà, a causa dei neon fulminati, dove quindi anche i turisti leggono quello che leggo io in piazza san martino, mentre passeggiano leccando un gelato e cercando un cinema all’aperto.

ragazzini sul muretto presi dalle prove generali degli ormoni e il tono sgraziato della voce che racconta tutto quello che ribolle sottopelle, che si tratti di brufoli o di batticuori.

tutto sotto a un’insegna mezza fulminata.

tutto prima che le lettere si rimescolino, per arrivare a lucca a scrivere un’altra storia.

 

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Una risposta a lettere (dedicato a jane pancrazia cole)

  1. AD Blues ha detto:

    Il pitosforo!
    Davvero, il pitosforo anche per me è una specie di marchio di qualità delle vacanze. Una cosa che se non c’è, non è mare, non è vacanza… :D

    —Alex

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