la clava della coscienza

ho aspettato qualche giorno che mi sbollisse la rabbia, perché sentivo che avevo bisogno di guadagnare lucidità.

ma la storia di roma, della donna costretta ad abortire in un bagno a causa dei troppi obiettori di coscienza dà il voltastomaco.

e così vorrei provare a fare una riflessione generale, provando a parlare neanche della 194, legge dello stato, confermata da un referendum, che sancì la fine delle mammane e della disperazione clandestina, ma della “coscienza”.

la coscienza è una delle armi più forti che abbiamo, rispondere alla propria coscienza è insieme un alibi per eludere la condanna altrui sia la forza che ci spinge ad atti di incredibile altruismo o generosità.

ci sono esempi nella storia di persone che per seguire la propria coscienza e l’idea di integrità morale che avevano di se stessi hanno sacrificato la propria vita, ci avviciniamo ad aprile e ai ricordi della liberazione dai nazifascisti: quanti non parlarono, non denunciarono, non obbedirono? alla loro coscienza di giusti è dedicato un orto a gerusalemme e l’umanità intera è loro riconoscente.

anche per questo confronto fa ancora più specie chi, per obbedire alla propria coscienza, lascia una persona in condizioni drammatiche e disumane.

quale coscienza davvero può chiedere questo? e se lo chiede, è davvero giusto chi la rispetta?

fino a che punto l’obbedienza alla propria coscienza ci mette al riparo non solo della legge, ma dalla riprovazione altrui come persone spregevoli?

e fino a che punto può essere privo di conseguenze il nascondersi dietro a un’evanescente concetto di “coscienza”?

gli obiettori di coscienza al servizio militare hanno spesso pagato di propria persona la propria scelta, fino a che la società non è maturata e, anche grazie a loro, il servizio militare adesso non è più obbligatorio.

ma un obiettore di coscienza al servizio militare non pretende di entrare nell’esercito e di non sparare.

un obiettore di coscienza al servizio militare non entra nell’esercito.

fa un altro mestiere.

ecco, pretendere di fare il ginecologo in italia e di fare l’obiettore di coscienza alla 194 è assurdo tanto quanto fare il generale dell’esercito e pretendere di non avere un fucile.

non so perché sia stato permesso fin’ora, ma è evidente che questa cosa deve essere cambiata.

vuoi fare l’obiettore di coscienza? fuori dagli ospedali pubblici.

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3 risposte a la clava della coscienza

  1. Francesca Merlini ha detto:

    Sono assolutamente d’accordo con te Lucy: quale coscienza ha permesso di lasciar soffrire una donna sola in un bagno senza essere soccorsa? Alla faccia del Giuramento di Ippocrate. Con lo stesso principio un giorno qualcuno deciderà di non soccorrere un tossico perché non approva il suo stile di vita.
    E la cosa ancora più grave è che molto spesso quegli stessi obbiettori che ti ignorano in ospedale, in privato in nome del business fanno cose ben peggiori.

  2. AD Blues ha detto:

    La storia della ragazza pare abbia qualche lacuna, in ogni modo la riflessione di LDL è valida.
    Fuori dal servizio pubblico chi non è in grado, fisicamente o moralmente di espleatre un dovere sancito dalla legge italiana.

    —Alex

  3. silvia ha detto:

    Il ginecologo obbeittore di coscienza non paga nessun prezzo, anzi, ha tutto il tempo e il modo di occuparsi di cose più interessanti e gratificanti. E i pochi non obbiettori vengono costretti a fare solo quello, un lavoro massacrante, psicologicamente pesante e obbiettivamente sgradevole..
    Credo che questa sia una ingiustizia profonda.
    . Chi obbiettava al servizio militare, faceva il servizio civile di 3 mesi più lungo, chi obbietta in ospedale dovrebbe fare almeno non so quante ore di guardia notturna per stare in pari…allora certo le cose cambierebbero!
    Quando è stata fatta la legge, capisco che chi lavorava in ospedale potesse sinceramente trovarsi a disagio a praticare aborti e questo ha giustificato l’obbiezione di coscienza, ma dopo tutto questo tempo, che c’è questa legge, se non te la senti basta non scegliere di fare il ginecologo!

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