il locale potta

nota per i non lucchesi: “la potta” è una parte del corpo femminile assai discriminante da quello maschile, ma la parola viene usata nei contesti più vari e dalle varie estrazioni sociali. tutto dipende dal tono con cui la si usa. famosa la frase di una mia vecchia prozia, che, al commerciante che le aveva chiesto cinquemila lire, rispose, con fare stupito: “cinquemila lire??? ma io le do cinquemila potte!” 

potta, nel titolo, è assimilabile al milanese “figo” di stessa evidente etimologia.

da potta, deriva il termine pottino, che in effetti potrebbe essere traducibile con “fighetto”, termine di più diffuso utilizzo.

a lucca ha aperto un nuovo locale potta. il locale potta si riconosce perché fa l’alternativo in modo ultraconvenzionale e naturalmente perché è frequentato da gente potta.

essere alternativo, per un locale potta, vuol dire decorare gli interni all’ultima moda e sparpagliare candele (cosa che io apprezzo, mi garbano le candele).

e io, sissignori, ci sono finita l’altra sera, a mangiare nel locale potta, così adesso posso raccontarvelo dal di dentro.

il locale potta fa piccoli piatti sfiziosi dai nomi deficienti, nel menu c’è la pagina della cucina locale, quella dei dolci e quella dei sempreverdi panini e insalatone.

l’insalatona deve esserci in un locale potta perché almeno una pottina su tre è sempre a dieta.

una delle frequentatrici abituali del locale potta è infatti la signora sfiorita che ancora non se ne è accorta e gira abbronzata come un mocassino, palestrata e tirata come una fionda, la riga del rossetto, parla come gianna nannini per darsi un tono, ha le puppe vizze, che mostra in scollature generose. non mangia nulla e invece di mangiare fuma.

uno dei frequentatori maschi è invece l’omo bolso.

l’omo bolso entra e saluta tutti come fosse a casa sua, e magari ha ragione, che ne so io che sto a un tavolino a farmi i fatti suoi invece di mangiare il mio panino dal nome potta?

sovrappeso, pelaticcio, fa il ganzo con le ragazze che servono ai tavolini, che, peraltro, visto che lavorano in un posto potta, sembrano uscite da vanity fair.

poi ci sono le amicicie, biNbe sulla venticinquina che vengono a stormi a chiacchierare e a scrutare come sono vestite le altre, vestite ammodino e tutte cinguettanti parleranno tutta la sera dell’unica che non è venuta.

naturalmente ci sono anche olivia e alberto, che arrivano sempre un po’ dopo, per guardare prima chi c’è.

rispetto a quando ero giovane, adesso, di entrare o meno in un locale potta mi importa il giusto.

da giovane non ci avrei messo piede neanche sotto tortura. da vecchia penso a come verrebbe se descritto sul blogghino.

ed ecco che un locale potta si trasforma in zoo o in un orto botanico in un secondo.

ogni tavolino un giardinetto con la targhetta tassonomica.

“biNba”

“omo bolso”

“pottino generico”

“tardona chic”

“ce l’ho solo io-maschio”

“ce l’ho solo io-femmina”.

chissà se qualcuno, l’altra sera ha messo un cartellino anche addosso a me…

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2 risposte a il locale potta

  1. marcoghibellino ha detto:

    ( Colonel Kurtz) : l’orrore l’orroreeeee

  2. bianca hamburg ha detto:

    Sul tuo cartellino c’era scritto: “quella che mi ha guardato tutta la serata perchè so’ potta/o”.
    :-)

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