come noè

lucca, le sette di sera, scendo di macchina e mi avvio verso le mura.

sopra i mattoni anneriti dalla notte, un pezzo di cielo blu scuro, con una luna rotonda e bernoccoluta, stelle brillanti come quelle della gonna di cenerentola nelle fiabe sonore.

mi sento ancora umida di pioggia, i capelli intristiti, le scarpe grosse, i calzini pesanti, l’ombrello in mano.

mi blocco sotto la visione di un pezzo di cielo.

di cielo aperto, fatto di pianeti e stelle altre da noi.

improvvisamente renzi e letta, la giornata al lavoro, la spesa da fare, civati dalla gruber e il telegiornale mi appaiono cose del tutto secondarie, tornano alle dimensioni corrette, quelle di un sassolino nella tasca, che ti porti dietro ma che non ti pesa, che non conta poi molto.

sono io e la luna sulle mura.

la serata promette primavera.

alle mie spalle ancora si vede un barlume di luce del giorno che si allunga piano piano come un cane che si sveglia.

sono davanti al mondo.

e mi fa ridere, come una matta, da sola.

ruoto l’ombrello fra le mani e mi avvio verso casa.

stamani è nuvoloso, ma almeno io intanto ieri sera sono stata felice.

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