il telefono viaggiatore

(si ringrazia ufficialmente elisabetta per l’idea, scusandomi per non aver pronta ancora una bella storia su un cane e un gatto)

a lucca vige una pessima abitudine.

quando due che non si vedono da tanto tempo si incontrano per strada si riempiono di baci, si dicono che è stata una follia non vedersi per così a lungo e si dicono che una di queste sere dovrebbero proprio vedersi, che è uno scandalo che si vedano così poco, ma una di queste sere organizziamo eh, chiamami quando sei in città, che si prende almeno un bicchiere di vino, mi raccomando, ma che un bicchiere, si deve fare una cena e raccontarci tutto, certo che ti chiamo, anche tu chiamami mi raccomando, certo cara, certo carissima, a presto, bacibaci.

e poi non si rivedono fino all’anno successivo, quando, sempre nella stessa strada giurano e spergiurano che dovrebbero vedersi una buona volta e chiamarsi e certo cara e certo carissima e baci baci.

e così via all’infinito.

per fortuna con lei non è stata così. abbiamo detto che dovevamo rivederci, e quindi l’abbiamo fatto.

abbiamo detto che avremmo cenato insieme e lei, sfidando il brutto tempo, un po’ di impegni e un marito incidentato, è venuta, con le figlie e il suo splendido sorriso.

la cena è passata chiacchierando di tutto, conoscendo le due microdonne bellissime e ammirando come uno splendido sorriso possa passare da una generazione alla successiva.

e poi, come tutte le cose belle, anche la cena è finita, rivediamoci, dai, facciamolo presto, va bene, prima possibile, cerchiamo di non perderci di vista.

e quando sono uscite in casa è rimasta l’aria della festa, le briciole del pane, il tappo del vino rotolato sul pavimento, la tovaglia spettinata e i piatti sparsi.

poggiato in un angolo, dimenticato, un cellulare.

suo, naturalmente.

un’ottima scusa per rivedersi.

così, dopo neanche ventiquattro ore, i siamo trovati davanti al campanello di casa sua.

e sul divano vino, olive e patatine.

e in mezzo alle patatine chiacchiere, chiacchiere chiacchiere chiacchiere.

e poco dopo ecco anche il marito, con pizza e uno dei due sorrisi, di ritorno da una partita di pallacanestro.

e poi chiacchiere chiacchiere chiacchiere.

quasi come quando le bimbe eravamo noi e al tavolino i genitori erano i nostri e noi i ragazzini, che il giorno dopo dovevano andare a scuola.

poi anche il secondo tempo è finito, ed è arrivata l’ora di andare a letto.

la borsa sulla spalla, le chiavi della macchina, le mani in tasca.

e il desiderio di aver dimenticato qualcosa in quella casa fatta di legno, libri e sorrisi di ogni dimensione.

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2 risposte a il telefono viaggiatore

  1. nonunacosaseria ha detto:

    oh, comunque è vero, lucia. è una vita che non ci si vede. quando si riorganizza una cena?

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