io ricordo

« La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, “Giorno della Memoria”, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.
In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.»

ieri sera in televisione ho sentito parlare una donna coraggiosa e forte, Vera Vigevani Jarach, testimone della shoà in italia e della dittatura argentina.

ha detto una cosa verissima, ha detto che la vittima, per diventare vittima, viene man mano disumanizzata, resa “cosa”, “oggetto”, e non più essere umano.

in questo modo puoi iniziare a tormentarla, torturarla, ucciderla, schiavizzarla, senza che né la tua coscienza, né la gente dica o faccia nulla in sua difesa.

allora oggi ricordo le leggi razziali, che hanno condannato all’isolamento prima e alla deportazione dopo gli ebrei italiani, nel silenzio della ggente alla finestra.

oggi ricordo la ferocia dei discorsi di hitler e di mussolini, osannati dal loro popolo e vittoriosi elezione dopo elezione.

oggi ricordo chi è partito, per non tornare.

oggi ricordo a me stessa e a tutti noi che questo può succedere ancora, se il gioco feroce della disumanizzazione della vittima viene ancora concesso.

oggi ricordo perché chi non ricorda commette gli stessi errori.

oggi ricordo gli ebrei, gli omosessuali, i testimoni di geova, i rom, i neri, i clandestini di ogni provenienza, perché l’orrendo viaggio verso la morte, comincia sempre quando qualcuno volta la testa dall’altra parte.

 

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9 risposte a io ricordo

  1. paola ha detto:

    Io ricordo che mi chiamo Paola perché la mia nonna da balia friulana aveva cresciuto un bimbo ebreo di nome Paolo. Sono nata nel 1952 e, a quel punto, la mia nonna e la mamma avevano perso la speranza di ritrovare quel bimbo dopo averlo cercato con i mezzi di allora facendo scorrere, ad esempio, le guide telefoniche alle gentili segretarie di un ufficio vicino di pianerottolo. Lo avevano cercato nelle città dove presumibilmente poteva essersi rifugiato secondo le informazioni in possesso di mia nonna.
    Di Paolo non hanno ritrovato traccia.
    Da maestra ho sempre cercato di testimoniare il dovere di non essere indifferenti al dolore e all’ingiustizia perché è l’indifferenza di chi si considera buono e bravo che spegne la luce della civiltà e cancella la traccia di chi si vuole eliminare.
    Grazie per quello che scrivi e per come scrivi, mi hai tenuto compagnia in tante occasioni e spero di poter continuare a leggerti

  2. AD Blues ha detto:

    Il problema è che pochi ricordano…

    —Alex

  3. crash ha detto:

    Alex….condivido e aggiungo: e quelli che negano….sono un problema…un vero problema.

  4. marcoghibellino ha detto:

    Prima o poi si dovrà tracciare gli spostamenti dei leghisti, dove va a parlare calderoli , borghesio, maroni, salvini e dar loro la stessa medicina che auspicano per la Kyenge , questa gente deve cessare di esistere !

  5. Isabella ha detto:

    LDC, credo che ti piacciano le storie, allora ti racconto quello che ricordo io. E’ una storia piccola piccola: qualche anno fa mi sono trovata all’inaugurazione di un servizio pubblico in una frazione di un piccolo comune intorno a Lucca. Oltre al catering ufficiale c’erano anche alcuni cibi preparati da persone del vicinato, credo. Mi sono trovata davanti un vassoio di dolci che ho riconosciuto prima ancora di assaggiarli: erano scodelline, un dolce italiano ebraico di Pasqua, che conosco grazie a una famiglia di italiani ebrei è stata mia vicina di casa. Ho chiesto chi le avesse fatte e mi ha risposto una signora forse settantenne: durante la guerra, una signora proveniente da Livorno era nascosta presso la sua famiglia, e quando tutto fu finito e ognuno tornò finalmente ad una vita meno terrificante questa ricetta è una delle cose che rimasero. Un dolce che sa di primavera e di Mediterraneo, fatto di uova, mandorle e profumato di limone. A volte credo di essermelo sognato, sul un tavolo accanto alle pizzette di sfoglia della pasticceria, in un luogo sconosciuto a pochi chilometri dalla mia città.

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