lucettina e i fotoromanzi

dopo la vacca e il cachì eccomi a raccontarvi la storia dei fotoromanzi della “lancio”, che raccontavano storie a fumetti ma invece dei disegni c’erano le foto.

qualcosa devo anche avervi già raccontato, ma come le vecchie brontolone mi scordo le cose, e così pazienterete.

ogni bimba piccola ha il suo mito da emulare, mito che spesso si nasconde dietro le semplici spoglie di un’amica più grande, che fa già scuole che tu ancora non fai, o che ha dei poster di cantanti che non conosci, o che si veste in un modo che tu non avresti mai pensato di fare.

il mio mito da emulare aveva sei anni più di me, abitava accanto a casa mia ed era bellissima, grandissima, ganzissima.

quando si hanno tre anni, una bambina di nove è quasi una mamma, ma quando se ne hanno nove, una ragazzina di quindici è una manna dal cielo.

una ragazzina di quindici si trucca col labello colorato, o anche col rossetto vero, se gli va.

una ragazzina di quindici anni, negli anni ottanta, porta le spadrillas “a ciabatta”, massimo segno di ribellione, ha amici con le maniche delle tshirt (ma si chiamavano fruits) arrotolate sulle spalle, che la passano a prendere in vespa, magari per andare alla chiesa, ma ci vengono, e chiacchierano seduti sul sedile con le frange.

una ragazzina di quindici anni che negli anni ottanta legge fotoromanzi è un pozzo di conoscenza.

perché dopo che li ha letti te li passa.

lì si imparano un sacco di cose, che i cattivi hanno spesso giubbotti di pelle beige, che le buone hanno i capelli lunghi e le cattive corti, che la mamma di lui sarà sempre un po’ d’accordo con la cattiva ai danni della buona, che lui ha gli occhi azzurri e lei dipende.

si impara che la storia comincia, si incasina, pare risolversi, si straincasina, si risolve in due pagine e i cattivi vengono puniti.

sono il vladimir propp del fotoromanzo. perbacco.

mi raccontavano che i baci non erano veri, che gli attori si mettevano sulle labbra una pellicola trasparente per non baciarsi per davvero e stavo a ore a cercare il trucco sui visi dei protagonisti.

lei invece mi raccontava cosa aveva letto sulle vite e le avventure degli attori principali, di alcuni aveva i poster, le foto, le interviste.

mi raccontava cosa avrebbe fatto se ne avesse incontrato uno.

già… anche io avrei potuto incontrare magari un giorno uno degli attori dei fotoromanzi.

in quel caso…

io gli avrei chiesto di sicuro della storia della pellicola e dei baci sulla bocca.

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4 risposte a lucettina e i fotoromanzi

  1. tittisissa ha detto:

    Secondo me quella ganza eri tu! ;)

  2. crash ha detto:

    …io mi sfamavo de “L’Intrepido”….”ai confini della realtà”….volevo essere come Billy Bis….che tempi !!

  3. pensierini ha detto:

    Io leggevo di nascosto quelli di una cugina più grande. :-)

  4. Tiziana ha detto:

    I fotoromanzi e Franco Gasparri. Bellissimo!!! Peccato sia morto da tempo poveraccio, dopo essere rimasto infermo per un brutto incidente….

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