piedibus

a lammari e a capannori parte da febbraio il “piedibus”: i bimbi delle famiglie che hanno aderito, andranno a scuola a piedi in modo sicuro, spiega fiero il vicesindaco.

a me piace parecchio il piedibus.

anche il bicibus, mi piace.

mi fa solo un po’ tristezza essere arrivati al punto che per mandare i bimbi a scuola a piedi ci sia voluta l’iniziativa del comune, che per fortuna è uno dei più avanzati per la sensibilità parallela all’ambiente e alla qualità della vita.

da bambina andavo a scuola a piedi. con mio fratello e marbrist.

entravo nel giardino, si andava in classe, quando si usciva ritornavo a casa, a volte si baloccava dietro a un bruco, a un sasso luccichino, a un fiore profumato.

se facevamo tardi, dopo qualche minuto, la voce del mio babbo si sentiva di fondo al campo.

“luciaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!”

e si capiva di dover allicciare, si era baloccato troppo.

anche altri bimbi andavano a scuola a piedi, e molti in pulmino.

io un po’ invidiavo quelli del pulmino, che erano una specie di comunità prescolastica, una mini lobby trasversale alle classi, un gruppo a parte che violava le regole dello stare insieme solo con quelli del proprio anno di nascita e creava invece alleanze territoriali.

poi sono arrivati i genitori.

i genitori, quando arrivano a scuola, è l’inizio della fine.

mi hanno detto che adesso, a scuola, i bimbi non possono uscire se non consegnati specificatamente a un genitore, se questo genitore non può andare a prenderli, i “supplenti” devono avere una delega speciale.

mi hanno detto che di conseguenza, è vietato andare a scuola a piedi.

immagino anche in bici, quindi.

mi hanno detto che i genitori hanno paura.

a lucca.

i genitori delle scuole elementari di lucca, hanno paura che il loro figlio, per fare mezzo chilometro a piedi venga rapito dagli ufo.

finiti i bruchi, finiti i sassolini, per i bimbi di città finito il baloccare davanti alla vetrina del quarantotto o del disco rosso.

come prigionieri passano dalle mani della maestra a quella dei genitori.

quando piove file di macchine in tripla fila aspettano i figlioli evidentemente fatti di zucchero, non s’avessero a sciogliere nel caso piovesse loro sulla testa una goccia d’acqua.

poi non ci si lamenti se a trent’anni sono ancora a casa e non se la sentono di spiccare il volo.

viva il piedibus, che darà almeno un po’ di libertà condizionata ai bimbi di capannori, viva i bruchi e viva i sassi brilluccicanti.

 

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7 risposte a piedibus

  1. AD Blues ha detto:

    Bah, sicuramente da quando andavamo alle elementari noi sicuramente qualcosa è cambiato.
    In primo luogo c’è sicuramente più traffico in più è cambiata la sensibilità ed il concetto di responsabilità.
    I genitori, anche spaventati oltremisura da storie di mostri vari ed assortiti, pretendono che i loro figli, passino dalla loro custodia a quella dei maestri e viceversa senza interruzioni di sorta, allo stesso modo nessun dirigente scolastico vorrebbe prendersi la responsabilità di far uscire un bimbo da scuola e non sapere dove va o con chi va esponendosi a terribili conseguenze legali da parte di genitori iper-irascibili ed anche (forse) un po’ desiderosi di scaricare su altri le loro mancanze.

    —Alex

  2. Francesca Merlini ha detto:

    Anche da noi da qualche anno esiste il Pedibus (senza i) per i bimbi dalla 2° alla 4° elementare, con 2 adulti volontari che guidano il gruppetto fermata dopo fermata fino alla scuola. Io da piccola non andavo a piedi perchè c’erano strade “brutte” da attraversare e io abitavo in una strada pochissimo frequentata, che ogni tanto ospitava strani personaggi, e mia mamma fino alla 5° aveva paura a farmela fare da sola, specialmente la sera a buio.
    Penso sia una buona iniziativa, sia per insegnare ai ragazzi a camminare, sia per conoscersi: ormai non si conoscono più i vicini (specie quelli non più giovani), siamo sempre tutti di fretta, invece anche questi minimi rapporti sono importanti per crescere in una comunità. Invece gli accompagnatori sono nonni o vicini, che poi si ritrovano nella vita di ogni giorno.
    E basta con questi suv che scaricano davanti a scuola adolescenti con l’iphone: ridategli l’abbonamento dell’autobus!

  3. marcoghibellino ha detto:

    mah se l distanza da percorrere è davvero 500m va bene se no si torna l vecchio problem degli zainetti pesanti dei bambini delle elementari ( a medie e superiori il problema si aggrava )
    http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2013/09/08/news/ritorno_a_scuola-65763963/

  4. donna allo specchio ha detto:

    non per fare la disfattista, ma in una città come roma la vedo male andare a piedi :da un quartiere a quello accanto ci si mette un ora in autobus. E portare con mezzi pubblici 20 o 30 (perchè quello è il numero delle classi) di bimbi scalmanati e vocianti la vedo male per qualsiasi adulto sano di mente

  5. crash ha detto:

    da ragazzino giocavo in strada tutto il giorno….adesso…se fosse adesso rischierei la vita: l’aumento dei mezzi di locomozione, la velocità, i guidatori che fanno uso di sostanze che alterano i parametri…. Per non parlare di chi c’è in giro: persone che aggrediscono (a morte) anziani per 4 euri (ex-lire), sfigati che devono sfogarsi su donne/ragazzine indifese… Una volta si diceva….”ehh…queste cose accadono solo in città”….adesso non è più così! Per “quelli del Suv”: la ruota gira anche per loro…..credetemi.

  6. cugifà ha detto:

    l’iniziativa è buona!
    Ma quando è stata proposta per la scuola di mio figlio come soluzione al problema dell’ingresso anticipato (necessario per arrivare a lavorare in orario) ci siamo sentiti presi in giro: la scuola dista a 7 km da casa nostra; ce lo vedo mio figlio tutte le mattine che parte alle 6.30/7.00 da casa a piedi per arrivare in orario a scuola, e più che altro ce lo vedo il volontario che lo viene a prendere alla stessa ora magari sotto una pioggia battente come stamani!

    • letteredalucca ha detto:

      Ahem… forse c’è qualcosa che non hai considerato? Matte va in una scuola che non è quella di dove vivete voi, no? Immagino che il progetto sia nato per i bimbi che vivono nel paese della scuola.

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