parigi

“pronto? ciao, scusa, ti disturbo?”

“no, no, dimmi pure, sono a parigi all’aeroporto!”

un dialogo breve, di qualche istante, con una persona “a parigi, all’aeroporto” e in un volo sono anche io lì, via dalla pioggia lucchese, atterrata con un battito di ali a charles de gaulle, o anche a orly, che importa, e in un secondo a denfert-rochereau, davanti al leone gigante, che mi vede e sorride, perché sono ancora una volta ai piedi delle sue zampe forti e scure, e alzando gli occhi vedo di nuovo i tetti grigi e i comignoli in numero improbabile, e finestre, tante finestre che diventano sempre più piccole andando verso la cima delle case e le donne che attraversano la strada con i fiori in mano appena comprati, chissà come mai a parigi si comprano così tanti fiori, ma anche io, se vivessi a parigi, e dovessi tornare a casa, sicuramente comprerei fiori da mettere al centro del tavolino, forse giunchiglie, o tulipani, e adesso prendo fiato e metto un punto.

a parigi, in rue des gobelins, dove pensavo facessero folletti, e immaginavo burattini, pupazzi, ometti di qualsiasi forma e dimensione, e invece non ce li ho mai visti, i folletti in rue des gobelins, forse solo perché non ho mai guardato bene…

a parigi, davanti al centre pompidou, che lo guardi e pensi che magari resti ancora cinque minuti, sulla discesa, mentre il sole scende alle spalle e ti dici che faresti meglio a muoverti, ma alla fine rimani, a guardare le giapponesi dalle gambe storte, gli italiani di cui vergognarsi, gli spagnoli che fanno i ficoni.

a parigi, dal mio mètre étalon.

a parigi, dalle piastrelle del metrò, alla fermata dal signor parmentier, che ha portato la patata in francia e immagino abbia anche inventato il celebre hachis, a parigi in cima all’arco di trionfo, a sentire il vento dei cavalli di napoleone, il lugubre ululato di hitler, il passaggio dei partigiani alla fine della guerra.

a parigi, fra le piante intorno a buffon, pensando a darwin, pensando alla moschea, silenziosa, lì vicino.

a parigi, sotto il cielo, sotto il cielo di parigi, che non è quello di lucca, per via degli uccelli, che quando passano il pont neuf hanno una baguette sotto l’ala invece del buccellato.

a parigi, dove i baffoni di carlo magno, di fianco alla cattedrale, fanno ridere i bambini.

a parigi, dove a saint germain des prés suona un orchestrina scanzonata.

a parigi, dove non piove mai, neanche quando diluvia.

a parigi, dove place de la concorde di notte è molto diversa da place de la concorde di giorno.

a parigi, dove le scale delle case hanno tutte quell’odore di legno e moquette irrimediabilmente polverosa, e sono fatte a chiocciola e sono consumate a seconda della curva e si scende per fare colazione e a colazione c’è il croissant, o magari due.

a parigi, dove la torre, la torre, la torre, la torre eiffel.

a parigi, io quasi quasi ci vado.

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12 risposte a parigi

  1. AD Blues ha detto:

    Sì, anche io ci andrei molto volentieri.

    —Alex

  2. claudia ha detto:

    Passa da Lux!!

  3. donna allo specchio ha detto:

    splendida descrizione!! mi sembrava di essere anche a me a parigi….! la parigi che amo!!!

  4. Paleomiki ha detto:

    Ci si organizza??

  5. formichina ha detto:

    ti aspettoooooo! poco d’accordo sul “parigi, dove non piove mai, neanche se diluvia”. per il resto… :D

  6. gipo ha detto:

    formichina: anche io sul “non piove mai” ho qualche perplessità..
    Lucia, Alex: andiamo a vedere il capodanno cinese il 9 febbraio nel 13°?

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