diamo i numeri

nel mondo ogni anno muoiono 6 persone a causa di attacchi di squali. ne vogliamo parlare?

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nei soli stati uniti, 22 persone muoiono ogni anno colpiti dal calcio di una mucca.

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avevo trovato la notizia su facebook, e l’avevo trovata decisamente interessante e soprattutto indicativa del modo di fare giornalismo in italia (e non solo?).

l’articolo completo sulle vittime delle bestie più comuni lo trovate qui, ma diciamo che a me serviva solo come scusa.

dare i numeri, e darli nella misura corretta e scientificamente fondata non è mai semplice e richiede qualche sforzo di onestà intellettuale che a volte non leggo sui quotidiani.

quanti di noi hanno letto negli ultimi mesi titoli del tenore “raddoppiato il numero di incidenti in sei mesi” (salvo magari trovare precisato nel testo che gli incidenti erano a marzo 2 e dopo sei mesi 4) oppure “la squadra imbattuta dall’inizio del campionato” (magari col campionato alla terza giornata) o anche percentuali che non dicono la grandezza della dimensione di cui si parla.

un caso che mi viene in mente proprio sulle percentuali, grazie anche a un felice incontro di domenica mattina sulle mura, è quello del cagnolino dudù (il barboncino di B, per chi, come me, non lo sapeva) che, a quanto scrivono i giornali, ha aumentato le vendite di questa razza canina del 20% negli ultimi mesi.

ho cercato, ma non sono riuscita a trovare quante fossero le vendite di barboncino in un mese prima dell’arrivo di dudù, perché volevo capire che cosa voleva dire, per davvero, questo venti per cento.

perché se si parte, per caso, da un numero basso, il venti per cento di un numero basso, è un numero bassissimo, vi torna?

e se è un numero bassissimo, magari è un caso.

prendete ad esempio questo articolo (per leggerlo bisogna cliccare sul sottolineato blu, lo scrivo per la sOcera e per il mi’babbo, che non sono sicura che lo sappiano, ma voglio che sappiano che sono molto contenta dei loro progressi teNNologici), che comincia con

“Effetto Dudù, tutti comprano barboncini” 

(il rosso è mio) tutti per me vuole dire un sacco di gente, no?

poi si va nel testo, e si legge che,“la vendita dei barboncini è aumentata di circa il 20%”. quali sono le fonti? eccovele: gli allevamenti di roma, milano e bologna.

ora, in tre città, di grazia, ma quanti barboncini si saranno venduti negli ultimi mesi?

e quale è il motivo? naturalmente “l’attenzione mediatica intorno a Dudù che, come spiega la titolare dell’allevamento `Vecchia fattoria´ di Roma, «ha portato alla ribalta le qualità di questa razza e gli effetti positivi che questi cagnolini hanno sulle persone, soprattutto bambini e anziani».  

ora, io ero curiosa, e ci sono andata, sul sito della vecchia fattoria di roma, dove vendono cuccioli di barboncino. e mi sono fatta le seguenti domande:

1) mettono le foto delle cucciolate dei nati il primo di ottobre e la fine di ottobre, sono nove foto. come fanno a pensare di venderne il 20% in più? i cuccioli mica sono trenini di legno, che se aumenta la richiesta ne fabbrichi qualcuno, se aumenta la richiesta dovrai pur aspettare che delle cagnoline facciano i benedetti cuccioli no?

2) il venti per cento di nove, non è un po’ poco per essere attribuito a dudù?

da considerare che i cuccioli, fra l’altro, da quando nascono a quando vengono venduti, devono stare due mesi con la mamma, quando sono stati comprati questi benedetti cuccioli aggiuntivi? non è passato troppo poco tempo?

e nel caso fossero veramente stati comprati il 20% di cuccioli in più, non vi pare leggermente esagerato un titolo che dice “tutti comprano barboncini”?

ho preso questa storia dei barboncini solo perché amo i cani bastardi, ma la storia dei numeri dati a caSo mi dà veramente sui nervi.

funziona con tutto. ogni volta che leggete un numero, non vi fidate mai delle apparenze, i numeri non dicono sempre il vero e basta un contesto storto, manipolato, malposto, a impressionare le persone.

funziona sulla percezione del numero di stranieri. sapevate che quando vivevo a lussemburgo, noi stranieri eravamo il 43% della popolazione? e che in italia sono il 5%, mentre in germania quasi il 9? il gioco divertente è però confrontare quanto è il 43% di 530 mila abitanti (abitanti del lussemburgo), il 5% di 61 milioni (abitanti dell’italia) e il 9% di 82 milioni. e ancora non avrete avuto dati che vi dicono veramente qualcosa, se non li mettete insieme alla superficie del territorio, al tenore di vita, allo stato sociale, alla politica lavorativa ed all’economia di questi paesi così diversi fra di loro.

funziona sulla percezione dei costi della politica, funziona sulle malattie, sui vaccini, su un sacco di altre cose.

provate a fare un esercizio mentale, ogni volta che leggete un articolo che dà i numeri, cercate di capire se vi paiono sensati e se la risposta è affermativa, se vi sembrano sufficienti.

se uno di questi due fattori manca, siete davanti a un sensazionalista da quattro soldi, che non vale quelli che avete speso.

 

 

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8 risposte a diamo i numeri

  1. pensierini ha detto:

    Bravissima, LdL! La cultura scientifica nel nostro povero Paese è ignorata, basta sparare numeri a caso e fai un figurone: figurarsi se i giornalisti non si accodano.

  2. AD Blues ha detto:

    Io sono molto drastico: secondo me ci marciano.
    Sanno benissimo che la cultura scientifica, una certa attitudine all’analisi ed alla lettura critica latitano da sempre in Italia. Da qui l’abitudine di giornali, politici e sensazionalisti da strapazzo a scrivere numeri alla cazzodicane. Tanto una mandria di fessi abboccherà di sicuro.

    —Alex

  3. AD Blues ha detto:

    Urka, ho premuto invio troppo presto e mi è rimasta fuori la seconda parte del commento.

    Dicevo che però vi è un’altra remota possibilità: in Italia la cultura è molto settoriale; chi ha una formazione umanistica disprezza la scienza, chi fa scienza molto spesso è un completo inetto nelle discipline umanistiche (basti vedere il 99% degli scienziati alle prese con un evento di divulgazione).
    Chi fa comunicazione o politica generalmente ha una formazione umanistica, al massimo in scienze politiche… Non fatico a credere che anche loro scrivano e discutano di argomenti dei quali non ci capiscono un tubo.

  4. marcoghibellino ha detto:

    al di là della cultura scentifica, su cui concordo ampiamente , vogliamo parlare anche della cialtroneria ed ignoranza di chi scrive gli articoli? Esempio, titolo su La Nazione ( Arezzo) di ieri :
    In diminuizione i reati aumentano i furti così, senza virgola virgolette o altro

  5. crash ha detto:

    quando parla Giovanna Botteri dagli Usa come corrispondente…..mi assale un senso d’ansia: anche le più piccole cazzatine te le fa apparire, con il suo tono di voce, come dei macigni che da un momento all’altro rovineranno al suolo……

  6. gipo ha detto:

    applausi in piedi!
    comunque secondo me c’è della malizia: la gente (almeno in Italia) ha il terrore del numero, quindi quando vede una percentuale si arrende e crede a tutto…

    • donna allo specchio ha detto:

      sul terrore del numero devo darti ragione (sig), è il mio dramma!! a me assale ansia quando mi trovo a dover vedere una tabella finanziaria e quando mi arriva un rendiconto della banca lancio urli. Non ho mai capito un cazzo di numeri. Ho una formazione umanistico-giuridica. Continuano a seccarmi ai concorsi europei perchè sbaglio i test matematici. Adesso che il mio lavoro è all’80% fatto di finanze ogni volta che mi devo alzare la mattina mi prende la depressione. Il problema è che trovo che con la disoccupazione che c’è in italia e altrove non ho diritto di lagnarmi: devo solo ringraziare di avere un lavoro fisso. Quindi ogni mattina mi faccio la predica e mi alzo dal letto per andare a fare un lavoro che non mi piace .

      P.S. Ho una laurea in scienze politiche

      • donna allo specchio ha detto:

        non so se credo a tutto, ho la tendenza ad ignorare le percentuali troppo “farfelues”, fantasiose

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