Il gioco della memoria

Da piccola ero molto timida e amavo leggere. Leggere soprattutto quando gli altri vivevano, parlavano, giocavano e non si accorgevano di me era insieme rassicurante e amaro, mi piaceva sapere che il mondo c’era, lo sentivo e lo vedevo anche se non ne facevo parte fino in fondo. Un po’ esclusa un po’ fuggita.

Uno dei posti dove più facilmente scappavo era la camera di mio cugino (noto alle cronache come cugifà) dove potevo trovare vecchi numeri di topolino e anche un libro di piero angela, “alfa e omega”.

In questo libro lessi una cosa sul cervello e sulla memoria, che mi colpí tantissimo.

Diceva che il nostro cervello “inventa” dove non ricorda bene e spaccia per autentici alla nostra mente particolari che invece si è inventato per tappare i buchi dei rficordi reali. Ad esempio se si prova a confrontare una vecchia foto col ricordo che abbiamo di quel momento scopriremo che il colore della camicia di qualcuno è stato scambiato nel ricordo con quello di colui che gli sedeva accanto, che un uomo ricordato col papillon aveva la cravatta, o che la montatura degli occhiali che attribuiamo ad un’amica era quella che aveva l’anno prima.

Leggere queste cose da bambina mi aveva impressionato, e così mi sforzavo di capire ogni volta se il mio ricordo fosse vero o solo verosimile.

Essere di nuovo nella casa della giraffa mi ha riportato alla camera di mio cugino e a quel libro letto di nascosto.

Il panorama dalla finestra di cucina è esattamente come lo ricordavo? E l’omino di ferro sul monociclo che decora il lampione di fronte, è stato ridisegnato o aveva già quelle braccia lunghe? Perché ho cercato il citofono accanto alla porta se per tre anni l’ho aperta da metà ingresso? Ho ritrovato in un secondo la tavola di legno che cigola in camera ma non l’esatta posizione del rubinetto per avere acqua calda senza bollirmi le mani.
Ho trovato l’interruttore del bagno, che è sempre stato un po’nascosto dalla lavatrice e infine mi sono seduta in cucina a ripensare a chi si è seduto a quel tavolo con me, tedesco o italiano che fosse.
Senza avere modo di verificare su quale ricordo preciso mi stesse ingannando il mio cervello, solo pensando a quanto è stato bello averli qui.

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4 risposte a Il gioco della memoria

  1. AD Blues ha detto:

    Figurati!
    Il bello di questi scherzetti che ci fa il nostro cervello è che pian piano tutto ci diventa confortevole, come lo avremmo voluto.
    Alla fine i ricordi belli diventano sempre più belli perché appunto abbelliti nei nostri neuroni.
    Meno male, direi!

    Buona casa della giraffa, buon anno e buona Dresda.

    —Alex

  2. gipo ha detto:

    qui però ci starebbe bene anche un pippone sulla storia dei ricordi.
    Dai, su, aspetto con ansia!

  3. laperfezionestanca ha detto:

    E come sei entrata nella casa?

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