Torino a novembre: diario di bordo 2

Fine del viaggio di andata, porta susa si avvicina e lucettina va, come sempre, alla porta troppo presto. È più forte di lei, fa parte del suo stato d’ansia basale, è quello che la fa arrivare agli appuntamenti mezz’ora prima e le fa pensare di essere stata abbandonata per sempre al primo minuto di ritardo, che nel suo interno orologio è in realtà il trentunesimo, è quello che la fa controllare il telefono mille volte anche se sa che i messaggi suonano, quando arrivano, è quello che la fa invecchiare prima senza motivo, aspettando sempre la successiva mezz’ora.
Dalla porta del treno, scurita dalla notte vede se stessa riflessa e non resiste: fare le boccacce su un eurostar pieno di gente serissima è un richiamo più forte del pudore.
Dietro di lei “la gente del nord”. Uomini alti e donne truccate, lucettina pensa che forse dovrebbe imparare a metterlo, sto benedetto fondotinta, come la signora con la mascella da cane dietro di lei, che avrà sì, la mascella da cane, ma guarda che pelle uniforme….
Lucettina si chiede anche se torino, città del nord, assomigli un po’anche alla Germania, che di certo è più a nord ma forse…
Alla fine la voce metallica lo annuncia: “Torino porta suDa”.
Lucettina ride, peggio che in gita alle medie.
Scende di corsa. Pancrazia e HDC sono al binario.
Tutto finalmente comincia.

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