“fino al prossimo fossile”-un solo Homo in africa?

una delle cose più belle della scEnza  è la sua continua evoluzione.

l’affidarsi al metodo galileiano, empirico, esperienziale, ci porta a considerare una teoria valida fino a prova contraria.

alla fine, quando la teoria ha superato la prova del tempo, quando si arriva a dire che la teoria non ha ragionevolmente modo di essere smentita, si arriva a una legge, con buona pace dei filosofi ostinati.

io mi posso anche aspettare che lasciato cadere un sasso questo prenda la via del cielo e non quella verso il basso ma la cosa è “irragionevole” per cui, quella di newton è una legge, così come è innegabile il fatto che le specie si evolvano, (e questa è una legge) mentre il fatto che ciò avvenga per selezione naturale è una “teoria”. so che questa cosa l’ho scritta ormai un numero infinito di volte ma è evidente che non basta mai.

così come nel “presente” si dice “fino a prova contraria”, indagando nel passato non possiamo parlare di evidenze “sotto ai nostri occhi” per cui ci affidiamo ai fossili, sonnacchiosi e parziali cronisti del passato e diciamo “fino al prossimo fossile”.

i fossili, infatti, diceva darwin, sono come un libro, dal quale sono state strappate molte pagine, di queste pagine si possono leggere poche righe e di queste righe poche lettere.

è quindi affascinante vedere come negli anni della storia della paleontologia ogni fossile abbia ribaltato, rimesso in discussione, guidato o addirittura falsato le idee del tempo.

nello studio dei fossili si concentrano sia le aspettative della scienza che quelle della storia.

tutti noi sappiamo che lo stesso documento, letto con occhi diversi, può far leggere il passato in modi anche diametralmente opposti, a seconda della mente di chi legge, delle idee che sono in auge in quel momento nella società, a seconda di quello che “ci si vuole vedere”.

per questo i fossili sono di assai più difficile interpretazione di un qualsiasi fenomeno fisico: osservare cadere un grave è qualcosa di oggettivo, indiscutibile e ripetibile. interpretare correttamente un fossile è invece assai più soggettivo, fallace, in una parola, poco scientifico, o, di sicuro, meno scientifico di una reazione chimica, di una palla che rimbalza, di un enzima che catalizza una reazione biologica.

nel corso dei secoli passati i fossili sono stati tirati per la giacchetta per giustificare ora il diluvio universale, ora la nascita di una nuova specie dove non si credeva possibile.

quando si studia l’origine e l’evoluzione dell’uomo, cercare di rimanere “neutri” è fra le cose più difficili da fare.

gli studiosi devono riuscire a fare un grande sforzo di astrazione, per riuscire a non leggere quello che vedono “come desiderano” invece che per “come è”.

come quando guardiamo delle vecchie foto di noi bambini o dei nostri genitori, non ci concentriamo quasi mai sul descrivere la “foto” in sé, ma ci si focalizza su cose tipo “guarda come assomiglio a mia madre da giovane!” oppure “qui si vede benissimo che mia nonna mal tollerava sua nuora!” perché ci piace trarre conclusioni che confermino le nostre sensazioni, anche se la foto coglie, magari una posa istantanea, casuale e non voluta.

lo stesso è accaduto a volte nella storia della paleontologia.

si è voluto leggere nei fossili qualcosa che rispecchiasse e confermasse le idee del tempo.

così a seconda dei decenni si sono avvalorate teorie diverse, spesso basate su letture diverse dello stesso reperto.

molte specie sono nate “a tavolino” ristudiando e rileggendo reperti di collezioni una volta catalogate in modo diverso.

nella definizione moderna di specie, si tira in ballo in concetto di prole feconda: appartengono alla stessa specie due individui che riproducendosi, danno luogo a una prole a sua volta fertile.

ma questo concetto è difficile da applicare ai fossili, e quindi ci si basa di più sulle caratteristiche morfologiche: si mettono insieme un gruppo di individui, si guardano i tratti in comune e quelli non in comune e si cerca di trarre considerazioni plausibili.

ma le caratteristiche morfologiche hanno una particolarità: sono dei caratteri “continui”.

sono caratteri discontinui quei caratteri che sono in un modo O in un altro, senza sfumature.

ad esempio le classi di colore degli occhi: neri, blu, verdi (a parte le donne che sanno che esiste il verde sottobosco, il blu indaco, e il marrone scuro quasi nero).

sono caratteri continui quelli che possono assumere valori che variano pochissimo uno dall’altro, ad esempio l’altezza, la grandezza del naso (tutti zitti!) la larghezza delle orbite, lo spessore della mascella.

per i caratteri continui è molto difficile stabilire se una differenza sia intraspecifica (all’interno della stessa specie) o interspecifica (una differenza che distingue una specie dall’altra) e quindi spesso possono generare errori.

nell’ottocento (e per gran parte del novecento) si pensava, ad esempio, che neri e bianchi appartenessero a “razze” diverse.

la razza è un concetto diverso dalla specie, è un concetto più artificiale e che nasce nel campo dell’allevamento degli animali, ma il nodo era identico: le differenze morfologiche fra le due popolazioni erano o no sufficienti da giustificarne l’appartenenza a due razze diverse? altrimenti detto: la variabilità fra due individui neri era uguale, minore o maggiore di quella fra un nero e un bianco?

ci volle l’avvento delle analisi genetiche per scoprire che la variabilità all’interno dei due gruppi era uguale o addirittura maggiore di quella presente fra i due gruppi stessi e per cancellare una volta per tutte il concetto di “razza bianca” o “razza nera” adottando quello di “umanità”.

la morfologia ci porta fuori strada molte volte, perché la forma è l’aspetto esteriore di funzione e struttura.

se ci fermiamo alla forma, la zampa di un cane e la “pinna” di una balena non si assomigliano per nulla, ma guardando “dentro” scopriamo come la successione e la tipologia delle ossa sia identica per entrambi.

il mio collo e quello della giraffa sono apparentemente molto diversi, ma se poteste vedere lo scheletro di una giraffa (al museo di scienze naturali di calci ce ne è uno molto bello) vi potreste divertire a contarne le vertebre e a verificare che sono esattamente quante le nostre.

a volte la morfologia cambia anche fra maschio e femmina della stessa specie, o in modo ancor più sorprendente fra le fasi di vita di uno stesso individuo (l’ultimo pippone del blogghino era proprio sulle metamorfosi).

quello che è descritto qui (cliccare per leggere) racconta proprio questo.

l’ipotesi per la quale in africa ci sarebbe stata una sola specie di homo, anziché le tre che siamo abituate a conoscere (Homo habilis/rudolfensis, Homo ergasterHomo erectus) nasce dal ritrovamento di crani che paiono possedere caratteristiche comuni a tutte e tre queste specie.

vi metto qui l’evoluzione dell’uomo “conosciuta fin’ora” e assai schematizzata, ma mi pare ben disegnata.

l’ho presa dalla pagina inglese di wikipedia su human evolution, spero che mi perdoneranno (dovete considerare la riga di rudolfensis praticamente inglobata in quella di homo habilis*)

man evolution

*: sia la classificazione di rudolfensis che di habilis è sempre stata assai controversa, alcuni li considerano due gruppi della stessa specie, altri li mettono fra gli australopiteci (genere “Australopithecus”, contrariamente al genere “Homo”) altri ancora li considerano  il primo l’antenato dell’altro).

il i ricercatori che hanno fatto la scoperta sono partiti da un ritrovamento che hanno fatto a Dmanisi, in Georgia, dove sono stati portati alla luce cinque crani, che contenevano, ognuno caratteristiche ora di homo habilis, ora di erectus, ora di rudolfensis. i crani erano troppo vicini sia nel tempo che nello spazio per poterli attribuire indiscutibilmente a ognuna delle tre specie e in più c’era un cranio, skull 5, (sì, i paleontologi hanno raramente fantasia…) che che invece portava le caratteristiche morfologiche di tutte e tre le specie.

incuriositi hanno deciso di catalogare e studiare statisticamente tutti i reperti fin’ora trovati delle tre specie in questione (per studiare dei fossili statisticamente ce ne vuole un numero significativo, che vuol dire significativo? più grande possibile) e hanno ipotizzato che con i dati a disposizione si potesse supporre che che la variabilità morfologica fin’ora attribuita a tre specie diverse, fosse da attribuire a una variabilità intraspecifica, presente nella stessa popolazione, di fatto “cancellando” le prime tre righe rosa che vedete nel riquadro verde relativo al genere “homo” della figura e lasciando al loro posto una sola riga di antenati prima di heidelbergensis, sapiens e neanderthalensis.

quest’unica specie, sarebbe poi uscita dall’africa per la prima volta, epopea che fin’ora, abbiamo sempre attribuito solo a Homo erectus (per approfondimenti: vedere “out of Africa I)

naturalmente ci sarà bisogno di ottenere tanti altri dati, e la cosa bella è che la discussione sia partita, e ancora una volta non stupisca che il ritrovamento di un nuovo fossile rimetta tutto in discussione, è così che, per fortuna, procede la scEnza, per prove, tentativi e conferme del tempo.

fino al prossimo fossile.

ps: questo post è stato scritto anche grazie allo sprone di paleomichi, che ringrazio per la pazienza e dalla quale vi mando se volete leggerne anche un altro!

:)

pps: un altro bell’articolo sulla questione (oltre ai nostri due, ovviamente!) lo trovate anche qua.

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7 risposte a “fino al prossimo fossile”-un solo Homo in africa?

  1. AD Blues ha detto:

    La mia domanda da ignorante: mi pare di aver letto da qualche parte che si erano già trovate tracce di un’ibridazione tra Neandertal e Sapiens che portava a credere che i due ceppi fossero geneticamente compatibili. È possibile che i cinque cranii ritrovati possano essere il frutto di una gruppo (tribù) che composta da individui dei tre ceppi si siano ritrovati ad incrociarsi?

    —Alex

  2. paleomichi ha detto:

    pubblicato il pippone! :*
    grazie!

  3. paleomichi ha detto:

    (comunque complimenti Alex, sei aggiornato! ;) )

  4. gipo ha detto:

    lo stereopippone (nelle zone già raggiunte da questo servizio)
    E ovviamente, anche il commento lo metto in stereofonia!

  5. laperfezionestanca ha detto:

    Ahhhh! Uuhhuu! Goduria! Doppia goduria! E anzi tripla, visto che da paleomichi si va su un meraviglioso (e polemico!) articolo su doppio zero. Così si!

  6. marcoghibellino ha detto:

    Indubbiamente i crani trovati in Georgia dell’ uomo di Dmanisi sono interessanti, ma ci vuole un pò di cautela , perchè la posizione stratigrafica non è chiarissima , intanto , tiè Pensando a Conan Doyle http://www.meteoweb.eu/2013/10/incredibile-in-australia-animali-sconosciuti-scoperti-in-un-mondo-perduto/234406/

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